C'è ancora domani

Care lettrici e cari lettori, sono Francesca. Ho visto il film di Paola Cortellesi. Un film pregno di messaggi importanti in quanto a violenza fisica, psicologica, e narcisismo patologico intersecato a visioni patriarcali agghiaccianti. Quindi mi preme scrivere la mia qui sul blog, viste appunto le tematiche affini a quelle qui trattate. Ovviamente sappiamo che l’abuso narcisistico non guarda in faccia il genere, e sono tantissime le DONNE narcisistiche che esercitano manipolazione e violenza sugli uomini, ma quando il narcisismo patologico si interseca appunto con le visioni patriarcali che considerano la donna un subordinato dell’uomo, ecco che la violenza come frutto di un disturbo di personalità prende la deriva del vero e proprio fenomeno della cosiddetta “violenza contro le donne”, “violenza di genere”. Quindi, sebbene in ogni articolo specifico che l’articolo corrente è indirizzato sia a donne che uomini, mi perdoneranno i miei lettori uomini se in questo caso mi indirizzerò prevalentemente alle mie lettrici donne!.

Il film l’hanno visto in tantissimi ed in tantissimi hanno scritto qualcosa a tal proposito, ma ci tengo a scrivere due righe anche io, perché erano anni che non andavo al cinema con l’intenzione ed il piacere di vedere un determinato contenuto e soprattutto erano anni che non piangevo a dirotto durante la visione di alcune scene. Per un uomo la visione è educativa, per una donna la visione è devastante. Perché ogni donna, nella vita, anche solo per un minuto, o per un’ora (se è stata fortunata) è stata il personaggio interpretato dalla Cortellesi. Ovvero, è stata oggetto di violenze più o meno subdole, spacciate per NORMALITA’. La normalità asimmetrica tra uomo e donna che la società impone, subdola, invisibile. Ogni dialogo scava stati d’animo perfetti, di uomini che ragionano istintivamente come esseri superiori alle donne, e di donne che si sentono in colpa a pretendere di più, talvolta a PARLARE, perché è scontato che debbano fare le brave, compiacere, essere dominate ed essere controllate. Perché questa è la NORMALITA’ alla quale, da sempre, soprattutto in Italia, ci è stato insegnato a credere. Ecco, mi prendo la presunzione di pensare che la Cortellesi abbia voluto dedicare questa pellicola – meravigliosamente in bianco e nero – a tutte le donne che si sono sentite controllate ed hanno taciuto, a tutte le donne che sono state picchiate con le mani o con parole di svalutazione – il più delle volte menzognere – e taglienti, a tutte le donne che sono state tradite ed hanno ingenuamente perdonato, a tutte le donne che sono state svalutate, con sottili sguardi di disapprovazione e parole di superiorità, da altre donne competitive e insicure, a tutte le donne che sono state giudicate come “pazzerelle” e inaffidabili solo perché, pur essendo le più affidabili del mondo, hanno un carattere forte e non sono carinamente sorridenti e assertive come le donne “comode” che il patriarcato vuole (questo punto mi tocca particolarmente, lo ammetto), a tutte le donne che hanno pagato col prezzo della vita il tacere violenze che non riconoscevano tali, perché “lui è fatto così”, “è stressato”, “lavora troppo”, “in fondo è buono”, “lo fa perché mi ama”, e poi sono state ammazzate, a tutte le donne che fanno finta di non sentire il commento sessista a lavoro, abbassano lo sguardo e abbassano il pizzo della gonna, a tutte le donne che non concepiscono la possibilità di lasciare il proprio uomo, per prendersi i propri sogni, a tutte le donne che, al contrario, sono state scartate ignobilmente dal proprio uomo frustrato, esattamente quando cominciavano a raggiungere obiettivi importanti per la propria vita (e dovrebbero accendere un cero), a tutte le donne che hanno ingurgitato menzogne e si vergognano di essere state così ingenue, a tutte le donne che tuttora perdonano quello che a loro mai verrebbe perdonato (il delitto d’onore non è stato poi da così tanto tempo abolito eh), e a tutte le donne che ancora oggi, nel 2023, fanno finta di essere felici col proprio compagno egocentrico e coercitivo, per paura di perderlo e per paura di molto altro, e coprono agli altri e a loro stesse non solo la propria infelicità, ma soprattutto il proprio MERITARE MOLTO, MA MOLTO, MA MOLTO, MA MOLTO DI PIU’.

Consiglio: andate a vederlo!

Francesca

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