Fabiola, magistrato di una cittadina italiana del centro Italia, è qui per mettersi a nudo con me, con noi e raccontarci quello che è stato il suo passato da persona succube di un narcisista, il suo “caro amico” Valerio, e il suo voler assecondarlo in ogni sua più piccola necessità, pur di sentirsi “viva” alla percezione di essere considerata da lui la sua “migliore amica”. Apprezziamo il racconto doloroso di Fabiola che è stata una scimmia volante, ma che ha deciso lo stesso di sviscerare il tutto insieme a noi. Questa sarà un’intervista lunga, densa, e complessa anche per lei, ma spero che possa essere di aiuto alle tantissime vittime di queste figure dannosissime e ahimè maligne alla pari del narcisista, le quali vittime si arrovellano di tantissime domande a riguardo. Spero che queste parole possano chiarire un po’ di più le dinamiche che si innescano non solo tra scimmia volante e narcisista ma proprio all’interno della persona della scimmia volante, e cosa la smuove al punto di spalleggiare un essere così maligno come una persona affetta da tale disturbo.

Cara Fabiola, non siamo qui per giudicare nessuno e ti ringrazio per aver voluto raccontarci la tua storia. E’ apprezzabile il tuo “riconoscere” il ruolo che hai ricoperto e il voler rendere testimonianza, trovandoti dalla parte degli “abusanti”, come spesso qui citiamo le persone che in qualche maniera arrecano dolore agli altri. Ti ascoltiamo.

Ciao Francesca, grazie per la possibilità di parlare. Ho scelto di aprirmi qui a te perchè questo spazio è un tripudio di empatia, di dolcezza, e di molte persone che hanno bisogno di capire, di risalire e di ascoltare appunto testimonianze come la mia per trovare risposte alle loro mille domande. Mi fido di te e di questo spazio, e quindi ti racconto, soprattutto anche perchè qui posso farlo in forma anonima e quindi anche se vengo giudicata amen, nessuno sa direttamente chi sono, senza cognome. Comunque, questo rapporto di “amicizia” risale a qualche anno fa, ma i ricordi sono in me molto vividi. Avevo appena superato il concorso di magistrato, ed ero in quella fase di vita in cui mi sentivo una bomba, mi piaceva considerarmi magistrato, dirlo, gustarmi quella vibrante sensazione di superiorità, e poi mi ero anche sposata con Luigi. Premetto: so di essere stata una narcisista patologica ed ancora in realtà lo sono. Con Luigi ci eravamo sposati senza neanche pensarci troppo, dopo ben dodici anni di fidanzamento. In questo periodo qui “riciccia” Valerio, amico d’infanzia che non aveva vissuto per tanti anni nella cittadina dove vivevo io, e che in quei mesi era tornato. Mi aveva raccontato che era stato fidanzato per qualche anno con una ragazza, Clarissa, ed avevano vissuto in un’altra città, ma ora lui aveva deciso di tornare nella città della sua famiglia per problemi lavorativi ed economici. Eravamo ancora ragazzi, o meglio, giovani adulti. Anche adesso come vedi sono abbastanza giovane, dai! Lui non era laureato, faceva un lavoro di qua e un lavoro di là. Anche mio marito non è laureato, ma aveva un posto fisso. Valerio non era laureato no, ma era una sorta di “star” nel nostro paese. Non faccio il nome del paese, Francesca, perchè è un paese grande, potremmo definirla una cittadina, ma è comunque una località piccola, dove ciò che succede si sa, e succede tendenzialmente sempre molto poco. Valerio è un bellissimo uomo, e qualche anno fa era ancora più bello. Nulla a che vedere con mio marito, lo ammetto. E poi sembrava essere ribelle, pieno di iniziative per il paese, e molto, molto social. Era desiderato da tutte. Insomma, essere un suo amico era un qualcosa di onorevole, ai miei occhi. E lui, in poco tempo, da quando era tornato in paese, ha portato me a pensare che io non solo fossi una sua amica, ma fossi una delle sue più care amiche. La sua migliore amica.

Quindi, Fabiola, andiamo per gradi. Tu lo rincontri nel vostro paese, e ricomincia questo rapporto messo in standby negli anni passati.

Sì, Francesca. Noi eravamo compagni di scuola, pensa te. Nel corso degli anni si mantenevano quei contatti social così, tanto per. Qualche messaggio, qualche chiamata, ma nulla di più. Ho scoperto, ora, leggendo testi su testi sulle scimmie volanti, che ero una delle tante “amicizie” messe sullo scaffale e ritirate fuori per dei precisi scopi suoi, di cui a breve ti parlerò. Comunque, ci eravamo sentiti piuttosto poco, poi, invece, da quando lui era tornato, avevamo appuntamenti fissi settimanali nei quali ci confidavamo, ci raccontavamo di noi, dei suoi problemi, e dei miei. Di colpo, cari amici, migliori amici. I tuoi articoli a riguardo mi hanno aperto la consapevolezza, ma per anni sono stata solo con grande, grandissimo astio ed angustia per come poi sono andate le cose. Ti ripeto, quando mi sono informata a fondo su come agiscono i narcisisti patologici e su cosa sono le scimmie volanti, ho provato nausea per me stessa ed ho deciso di andare avanti per la mia vita, nonostante il gusto di stare dalla parte dei “cattivi” mi abbia sempre dato molto godimento, ed anche di questo ho deciso di parlarti. Comunque, ci confidavamo. E ci confidavamo sempre di problemi. Come scrivi spesso tu, facevamo sempre “comunella”. Mi sentivo una bomba quando ero con lui, perchè mi sentivo una sua complice, mi sentivo sempre dalla sua parte perchè effettivamente io mi mettevo volutamente dalla sua parte, anche quando non lo davo palesemente a vedere, e lui mi difendeva sempre, mi dava sempre ragione. Mi sentivo forte, mi sentivo desiderata, apprezzata, mi sentivo importante anche perchè ero convinta di ricoprire il ruolo di quell’amica, come scrivi, anche questo, spesso tu, “super partes”, sopra finanche alla partner di turno, e poi laureata e addirittura magistrato, che dava saggi consigli a lui, lui che desiderava vederci per parlare e per sfogarsi. Per sfogarsi soprattutto sulla PARTNER CON CUI, DA COME DICEVA LUI, NON ANDAVANO BENE LE COSE. Perchè sai cosa ti dico dopo anni, Francesca? Che dietro alle nostre belle facciate da sagge persone e superiori a tutti eravamo DEGLI STRONZI. Io spiattellavo a Valerio l’insoddisfazione della mia vita sessuale con mio marito, dicendogli che mio marito era impotente, che non mi sentivo desiderata, che lui era un mollaccione, che non era esigente con se stesso, che non mi stimolava mentalmente, che non volevo stare dentro casa e quando ci salutavamo prima di tornare a casa gli urlavo: ‘Dai, qualche altro minuto! Qualche altro minuto!’, per fargli capire che dentro casa e a dormire con lui non ci volevo stare. Posso dirti la verità, Francesca? Te la dico. Quanto godevo quando mi illudevo che lui, in questo modo, avesse un’idea di me di persona superiore, e superiore come lui, e superiore a mio marito, e insoddisfatta delle persone “normali”, così come mio marito appare a tutti. Mio marito…l’uomo più stabile e semplice di qualsiasi altro. E quante ne ho dette su di lui, quando non mi diceva neanche niente per tutte le sere che uscivo con Valerio a – ora capisco – DIFFAMARE chiunque, con la faccia da brava donna e con la faccia da saggio NARCISISTA COVERT quale Valerio era. Quando ero con Valerio, la mia coscienza era SILENZIATA. Tutto, pur di compiacere le sue opinioni nei miei riguardi. Tutto, pur di stare attenta a dire la cosa giusta, nel modo giusto, per poter fargli pensare che io fossi una donna speciale, la migliore, quella sopra ad ogni altra, quella inscalfibile, quella ponderata. Poi capii che ero solo un’illusa. L’ennesima persona che gli serviva in quel momento. E ho capito bene a cosa gli servivo.

Il fatto che tu lavori nell’ambito della legge mi fa presagire qualcosa… Un “angelo custode” legale per qualsiasi narcisista è la panacea di tutti i male. Sono molti i narcisisti – psicopatici che scelgono scimmie volanti-pseudo migliori amiche con il titolo di avvocato e magistrato. Ma mi hai anticipato che ci fosse anche di più.

Indubbiamente il fatto che io sia un avvocato e un magistrato non è un dato così irrilevante. Mi è stato riferito da persone sicure che lui era solito fare battutine del tipo: “Tanto se mi denunciate, ho amicizie che mi possono difendere, e mi farebbero cascare sempre in piedi”, oppure “Mi sto facendo amicizie nel campo, e se avessi problemi ho da chi rivolgermi”. Ed io che mi ostinavo a non crederci ed io che mi ostinavo a credere che semmai si riferiva ad altre persone e non a me, peccato che lui non avesse altri amici avvocati e magistrati, oltre che poi – ho scoperto – non avesse proprio altri amici veri in generale. Ma in realtà neanche io di amicizie vere ne ho mai avute. Solo amicizie tossiche, di comodo, in cui emergevo, e in cui facevo la parte della “so tutto io” mentre l’amica di turno mi vomitava i suoi problemi ed io facevo quella che “Che palle questa amica tossica che mi assilla”. Comunque, il motivo imminente dell’intensificare così tanto il nostro vederci e il nostro parlare era proprio un altro. Era Clarissa. Adorabile. L’avevo conosciuta. Era adorabile. Mi piaceva tantissimo. Dovevo ammetterlo. E sarei stata gelosissima di lei, se Valerio non mi facesse sempre sentire la superiore in quanto migliore amica al di sopra di ogni cosa. Se Valerio non mi avesse fatto credere questo, Clarissa l’avrei odiata. Perchè era troppo perfetta, e perchè aveva vissuto con Valerio, e perchè era stata scelta “sentimentalmente” da lui, e perchè dormiva con lui, e… perchè scopava con lui. Però non la odiavo. E lo sai perchè, ancor di più, non la odiavo? Perchè Valerio, in quegli appuntamenti fissi settimanali in cui bevevamo il tè, o un analcolico, o facevamo una passeggiata serale per il paese, aveva cominciato a instillare nella mia testa la percezione che tra loro due non andasse poi così tanto bene la relazione. Capii anni dopo, con questo blog e con altri libri che ho letto, che tutte quelle uscite, quelle pillole un po’ denigranti, inizialmente in maniera soft, e quegli sfoghi da così teneri “migliori amici” in realtà non erano altro che IL PIANO DI CAMPAGNA DIFFAMATORIA CHE LUI STAVA SEMINANDO E COSTRUENDO PER CREARE, IN SE STESSO, LA TRANQUILLITA’ DI SCARTARE CLARISSA. E’ proprio vero che il narcisista si ossessiona per la sua fonte primaria, quando deve scartarla senza soffrirci fino a morire. E ce ne era di lavoro da fare per distruggere una ragazza così valida come lei, così forte, così dolce, e doveva partire per forza dalle persone intorno, e con largo tempo di anticipo. La scartò con una campagna diffamatoria iniziata blanda e poi alla fine spietata, una campagna diffamatoria che io appoggiai strenuamente, con tutte le mie forze, e con le mie doti attoriali di sempre “saggia migliore amica” che dava consigli democratici, assolutamente non di parte a favore del narcisista, quando invece, implicitamente, diffamavo anche io lei, la povera Clarissa da declassare e da parlarne con superiorità. Interiormente godevo fino all’estasi nel vedere il mio amico lasciare una donna e soprattutto considerarla NON VALIDA PER QUALCHE RAGIONE, anche sottile, e sicuramente non valida quanto me. Ammetto che mi accontentavo. Mi accontentavo di questa posizione di “essere speciale” che Valerio mi faceva capire che io avessi nella sua vita, perchè probabilmente se lui mi avesse dato adito che potesse esserci qualcos’altro tra noi, sarei crollata tra le sue braccia e mi sarei abbandonata al suo corpo, alla sua carne, a tutto. E forse, anzi sicuramente, è anche per questo che davanti a lui denigravo così tanto la sessualità che avevo con mio marito. Volevo che lui pensasse dentro di sè che lui invece potesse darmi quello che da mio marito non ricevevo. Ed invece no, lui non mi chiedeva di più, non mi dava adito di farmi capire che da me avrebbe voluto di più, ed elevava solo la nostra parte “spirituale” di amicizia. Probabilmente gli servivo così, come bacino di frustrazioni e come lanciatrice di frecce insieme a lui contro le anime buone, come quella di Clarissa. Ero un’altra sua vittima, e complice, e ne ero totalmente drogata. Scusa Francesca, sto raccontando alla rinfusa vari concetti, varie sensazioni, perchè sono un fiume in piena.

Continua pure Fabiola, ti capiamo benissimo!

Ci tengo a dirti che io con lui mi sentivo viva. Sentivo di essere apprezzata da qualcuno di “superiore” agli altri. Ai miei occhi lui era superiore agli altri, e non so neanche spiegarti il perchè. Forse perchè era bellissimo, forse perchè era considerato il “figo del paese”, aveva una “nomea”, o forse perchè semplicemente segretamente mi piaceva proprio, anche se non lo ammettevo così razionalmente, e di fatto sebbene non avesse laurea, non avesse neanche un lavoro attualmente all’epoca, lui mi accendeva. Io vivevo in funzione di quei messaggini che ci mandavamo. Io vivevo in funzione dei mi piace che mi metteva su Facebook (all’epoca c’era Facebook). Mi scattavo tante foto, tanti selfie, mentre ero a lavoro, o mentre non facevo niente, e quando li scattavo nella mia testa c’era lui, c’era LA SUA OPINIONE A RIGUARDO, e quando lui mi dava attenzioni la mia vita riprendeva vigore. Ero un fresco magistrato nella cittadina vicino al paese, eppure io mi accendevo veramente solo quando parlavo con lui, quando avevo contatti con lui. Lui mi faceva sentire che ero una persona degna della sua presenza, e degna in generale, e mi faceva sentire che aveva senso se ero un magistrato, e che mi aveva scelto perchè sono un magistrato, e che mi aveva scelto perchè ero bella (non sono mai stata bella, lo ammetto con sincerità e non vittimismo), e che mi aveva scelto perchè avevo un’intelligenza sopra la media e un’arguzia sopra la media, e che ero meritante di essere innalzata. Insomma, ogni aspetto di me ed ogni attività della mia vita ora aveva preso senso perchè LUI la confermava ai suoi occhi e quindi anche ai miei. E se per caso dicevo qualcosa, anzi qualcosina -ina -ina di sbagliato nei suoi confronti? O di fuori posto? Mi mortificavo, rettificavo subito, gli spiegavo che non era come lui lo aveva inteso, e che avrei dovuto pronunciarmi in maniera diversa, e che aveva compreso male. La sua opinione nei miei confronti per me era ESSENZIALE. Ma anni fa MAI E POI MAI lo avrei ammesso. Sono troppo orgogliosa, ho sempre troppa smania di essere migliore di tutte e di tutti, e di mostrarmi indipendente e non dipendente da nessuno. Infatti, ti ripeto, se ti parlo apertamente qui è perchè non ci sto mettendo la faccia e il cognome. Non ce la farei. Ma ora lo faccio perchè sono incazzata del fatto che l’importanza di quel periodo che io gli davo, a lui non sfiorava minimamente. Gli servivo per diffamare, per scacciare la noia, per fortificare la cerchia dei suoi adepti che lo appoggiassero (anzi, di adepti non ne aveva neanche, con me aveva cominciato).

Non ti vogliamo giudicare. E’ ciò che ho premesso, sebbene il dolore che una scimmia volante sa essere in grado di generare nelle vittime è inquantificabile. Penso sia importante ascoltare le tue parole per chi vuole schiarirsi le idee sulle dinamiche interne di questa figura così detestata e così, ahimè, fastidiosa. E’ nobile questo tuo racconto, perchè regala una grande utilità, indipendentemente dalle motivazioni che ti spingono a farlo. Comunque, vorrei chiederti ora: non c’è mai stato un momento in cui hai pensato che Valerio fosse un “fake”? Un flop? Un farlocco?

Non saprei. Ma ti direi di no, non ci sono stati momenti così, e non ci sono stati perchè io ero troppo accecata dall’ “eccitazione” di essere sempre percepita da lui come una persona speciale, quindi poi più di tanto le domande non me le facevo. Era uno sciupafemmine, un personaggio, quello sì, ma mi andava bene proprio così. Proprio perchè sembrava essere un tipo stravagante. Ma non mi interessava farmi domande, non mi venivano, e se mai mi fosse balenato qualche dubbio non sarebbe mai stato così forte da farmi rinunciare a quella posizione così inebriante che pensavo di meritare fortemente, nelle sue brame. E poi non sapevo nulla di narcisismo patologico. Nulla di nulla. Comunque, c’è da dire che Valerio mi aveva intortato proprio bene. Io credevo davvero che lui ci tenesse a me, che mi considerasse più di ogni altra. Si confidava con me in un modo incredibilmente convincente – e so che questo aggettivo tu, Francesca, lo usi spessissimo e ti è a cuore-. Era convincente perchè non mi parlava solo dei suoi aspetti positivi, decantandoli sottilmente come spesso faceva, ma mi parlava anche dei suoi aspetti più nascosti e considerabili dalle persone “normali” come disonorevoli. Cioè, mi aveva illuso che lui con me si aprisse su ogni aspetto, anche il più “disonorante, e che quindi io ai suoi occhi ero quella persona aperta di mente e superiore come lui, che poteva permettersi di ascoltare tali racconti e dargli consigli in maniera giusta, senza giudicarlo. Ne ero lusingatissima, avvampavo di godimento quando mi faceva quelle che definiva “confessioni intime e di cui non vantarsi troppo”, perchè mi sentivo l'”eletta” che si era meritata che lui a lei le raccontasse. Ero una povera illusa, sfigata, elemosinante dell’approvazione di lui, frustrata che non aveva capito la realtà. In realtà questi aspetti “di cui non vantarsi” che lui mi raccontava, erano sempre aspetti che lui aveva selezionato “ad personam” per me, da raccontarmi per intenerirmi e farmi pensare – come infatti io sempre pensavo-, “Uh che tenero, Valerio mio, che mi racconta questi aspetti così intimi e scottanti del suo passato, e che si fida così ciecamente di me per aprirsi su cose così private, e che probabilmente non ha mai raccontato a nessuno, neanche alla tipa di turno, ma a me invece sì, perchè io so capire gli altri, io so capire lui, io sono speciale!”. Ero illusa, punto. E manipolata. Pensa che mi aveva raccontato dei dettagli non da poco su vicende legali del suo passato. Era giovane sì, ma ne aveva avuti. Mi ero sentita una dea quando me ne aveva parlato: in un colpo solo ero la sua migliore confidente della vita; colei che, in quanto superiore a tutti, aveva MERITATO ed era stata DEGNA di ricevere le sue confidenze; ed IN PIU’ gli dispensavo consigli legali su questo e su quello, dal trono sociale della mia posizione sudata con anni di studio. Ora tutti quegli anni di studio avevano un senso, pensavo. Pensavo che quegli anni di studio disperato, se mi avevano portato qui, su questa somma posizione di regina del foro, a guardare con tenerezza, maternità e altezzosità Valerio, li avrei rifatti mese per mese, esame per esame. Che godimento totale. Che cretina. E che vita interiore misera che avevo. E posso dirlo, ora, solo dopo esser stata profondamente ferita, dopo anni di terapia ed essendo molto incazzata. E anche dopo tantissimi strascichi di mio narcisismo che ahimè mai mi scrollerò, perchè so che se Valerio non mi avesse scartata, io ancora lo coprirei, ancora mi beerei di quanto sarei forte ad essere la sua “migliore amica magistrato”, confidente, consigliera, difensore, e via dicendo.

Parlaci della campagna diffamatoria di Clarissa. Sicuramente molte lettrici e molti lettori saranno curiosi di saperne di più e saranno curiosi di guardare il tutto secondo l’ottica opposta dell’opera di diffamazione che loro vivono sempre dalla parte dei “subenti”.

Io non ero superiore a Clarissa. Non ero più brava o PIU’ CONSIDERATA da Valerio. Io ero semplicemente ad uno stadio di ignoranza maggiore rispetto a lei, riguardo al disturbo di personalità di Valerio. Lei si stava ribellando. Lei lo conosceva di più di quanto (alla fine POCHISSIMO) lo conoscessi io. Anzi, lei lo conosceva, ed io no. Io conoscevo di lui la parte che lui mi mostrava davanti a dei comodi tè, o aperitivi, o dopocena, durante i quali lui poteva mostrare ogni parte migliore di sè, o ogni parte che volesse esattamente che io conoscessi. Lei, invece, di lui conosceva tutto. La quotidianità, le bugie, le mancanze di rispetto verso di lei, che io pensavo fossero non vere o al massimo destinate a lei che era per qualche ragione “meno” di me, meno forte, intelligente, e meno capace di “farsi rispettare” di me. Cazzate. Lei era semplicemente a conoscenza di ciò che lui fosse e aveva molti più modi di recriminare le mancanze, che spesso subiva direttamente. Lui alla fine a me non faceva mai mancare niente, perchè eravamo “amici”. Non aveva modi per spingersi troppo oltre, oltre alle sue maschere che mi mostrava sempre scintillanti alla perfezione. Le volte che siamo usciti tutti insieme erano stupende per me. Gli sguardi di complicità tra me e lui. Ero tranquilla perchè lui trattava lei con più inferiorità rispetto a come trattava me. Mi faceva stare tranquilla. Clarissa era una ribelle, lo avevo subito capito, ma lui appoggiava me, a me bastava, e mi crogiolavo nel ruolo di migliore amica che sa tutto di lui e che guarda con tenerezza e superiorità il ruolo di “fidanzatina” innamoratissima di lui. Aria fresca per me. Ma sto svagando la domanda ancora, scusami Francesca! Mi avevi chiesto della campagna diffamatoria di Clarissa. Non me ne sono accorta neanche io, ma è durata mesi. Come da manuale. Aveva cominciato con “E’ una brava ragazza, è speciale, ma non so… “, e poi con “Per lei provo qualcosa di grande, ma non so, forse manca qualcosa”, e poi con “Te lo devo confessare, Fabiola, non provo un grande desiderio sessuale per lei, non so forse è un blocco mio, non voglio dare la colpa a lei, ma sento che manca il mio istinto animale nei suoi confronti”. Quando parlavamo a lungo di questo aspetto mi sentivo molto empatizzata con lui, perchè io gli parlavo dello stesso problema, e gli consigliavo seraficamente di parlarne con lei, e di capire meglio la causa: Francesca, eravamo due attori. Io godevo di queste sue confessioni, e lui godeva nel cambiare in se stesso e negli altri (me compresa) la percezione e la reputazione della povera Clarissa, che lavorava, che si sbatteva, che amava lui, che aveva lottato contro chissà quante situazioni avverse per il bene di Valerio. Ma questa motivazione di Valerio, cioè della ragione della diffamazione contro Clarissa, l’ho capita molto molto molto più in là col tempo. Ero, ancora una volta, un’illusa. Le diffamazioni contro di lei sono state per tantissimo tempo morbide, dosate ad hoc, perchè Valerio, in quanto narcisista covert maligno, era un bravissimo passivo aggressivo, abilissimo conoscitore delle persone, del dosare le parole giuste e sapeva che, per esempio, sbraitando con me contro la figura di Clarissa sarebbe passato dalla parte del torto, e poi parlare palesemente male di Clarissa sarebbe stato controproducente perchè impossibile. Clarissa era troppo viva, intelligente, buona dentro, e Valerio poteva solo usare espedienti alternativi per diffamarla, tipo appunto svalutarne la carica erotica che, come tu hai spiegato approfonditamente nei tuoi articoli, è una diffamazione NON DIMOSTRABILE se non dentro alle lenzuola del loro letto. Quindi ha usato moltissimo questa diffamazione, prima soft poi sempre più accentuata. Non ha mai direttamente parlato male delle qualità di Clarissa, è stato abile in questo, ma non mi ha mai dato modo di percepire un chissà quale folle amore lui avesse per lei, ed è come se, insieme a lui, calasse in me la percezione di importanza che questa ragazza avesse nella sua vita. Vorrei far capire alle vittime che ti leggono, Francesca, che, analizzando la questione con lucidità, io stessa ho vissuto con Valerio il suo declassare NELLA SUA TESTA la figura di Clarissa, prima di bidonarla. E’ stato graduale, caffè dopo caffè, tè dopo tè, e chissà se tanti suoi racconti erano veri, perchè poi in un’occasione mi capitò di parlare con Clarissa e lei negò ogni cosa, diede un’altra versione della loro storia, disse, per esempio, tra le tante cose, che il sesso tra loro era sempre stato il collante della loro storia, senza mai un’ombra, senza mai un problema. Dovevo scegliere a chi credere e, ovviamente, credetti ciecamente a Valerio. Poi, che te lo dico a fare, FATALITA’, cominciò la diffamazione pesante, pesantissima, inevitabile di Clarissa, quando, appunto, lei cominciava sempre di più a dire la sua, e dopo che aveva parlato abbondantemente con me. A dire “la sua” che, ora, sono certa fosse davvero la verità. E lì i caffè e i tè con Valerio erano diventati un appuntamento irrinunciabile, di grande “vomito” del suo negare, del suo discolparsi, del suo definirla “pazza”, del suo definirla “cambiata ed impazzita”, del suo definirla “falsetta”, e non sai quante altre che mai tutte potrei ricordare.

Tu gli credetti anche in questo. Credetti a tutto.

Io avevo creduto a tutto, Francesca. Ad ogni suo racconto, ad ogni sua parola. E’ raccapricciante pensare a quanto queste persone siano convincenti a raccontare le versioni loro, e non ti parla una santa perchè anche io per molto tempo ci ho sguazzato in questo ruolo di “complice”, seduta su un fintissimo ed illusorio trono con lui. Parti dal presupposto che avrei creduto ciecamente ad ogni cosa che lui mi avrebbe raccontato, anche perchè Clarissa non aveva più avuto modo di controbattere, non mi aveva di certo bussato alla porta di casa per dirmi le sue versioni, e penso che saggiamente si fosse dileguata nel suo dolore del silenzio punitivo che lui stava attuando su di lei e avesse deciso di troncare come poi per sempre ha fatto. Non era stupida, e penso anche che sapesse tutto di lui, e che si sia quasi fatta scartare, ti dirò. Però ecco, ti dicevo, Francesca, io avrei creduto ciecamente a tutto ciò che Valerio in maniera convincente mi raccontava, ma anche se avessi avuto un minimissimo dubbio sulla veridicità dei suoi racconti, mi sarebbe anche oggi impossibile credere che quelle chiacchierate lunghe, di ore, a fare l’aperitivo, a passeggiare per le stradine buie del paese di sera, potessero essere racconti totalmente bugiardi, perchè lui era davvero, ma davvero, ma davvero convincente, e se una persona NON CONOSCE IL DISTURBO NARCISISTICO DI PERSONALITA’ E LE SUE CARATTERISTICHE non potrebbe mai pensare umanamente che quelle parole siano menzogne, siano racconti estremizzati, siano tentativi architettati di salvare le proprie maschere e di evitare il rischio di far fuoriuscire il vuoto prima di scartare una vittima. Dopo innumerevoli letture, ricerche che ho svolto, testimonianze di vittime che, tutte, potrebbero esser state scritte dalla mano di Clarissa, talmente le situazioni e le dinamiche di diffamazione sono simili se non identiche, ora ho capito che ogni azione di un narcisista patologico è frutto di schemi suoi, volti a degli scopi EGORIFERITI. Lui in quel periodo aveva pochi amici, si annoiava, non combinava nulla di concreto nella vita, stava con i suoi, voleva scaricare Clarissa per cambiare città di nuovo e non avere remore di tenersela appesa e di pensare di perdere una ragazza meravigliosa agli occhi suoi e di chiunque altro, aveva bisogno di persone che lo sostenessero nello scaricarla e quindi nel demolirne la reputazione, aveva bisogno della compagnia di qualcuno che lo facesse sentire un po’ importante ascoltando i racconti di magnificenza delle sue prodezze e ascoltando le sempre più decise diffamazioni della povera ragazza. Ecco ciò di cui aveva bisogno. Ed io, come una babbea, eccome se gli avevo dato tutto questo, perchè lui mi dava questo e di più. Mi dava l’importanza oltremisura della mia persona, quella che non riuscivo a racimolare così forte neanche quando mi occupavo di una causa legale importante. Ecco chi sono le scimmie volanti. Sono persone affamate di considerazione positiva degli altri, sono persone intimamente frustrate della propria vita dentro alle loro mura, sono persone che godono del like ricevuto sui social, sono persone che se svolgono la professione di magistrato guardano dall’alto al basso l’insegnante di turno – Clarissa era un’insegnante-, sono persone che si scelgono amicizie considerate “fighe” per sostenerle, e “mosce” e “tossiche affinchè innalzino la loro magnificenza, così come amicizie di persone insicure, che chiamano cento volte al giorno la scimmia volante, la quale può dire: “le mie amiche mi assillano, sono vampire energetiche, mi tolgono l’energia”, ed intanto siamo noi, scimmie volanti, a cibarci dell’energia frustrata di quelle amicizie che appaiono più sfigate di noi, con più problemi di noi, ed allora noi continuiamo a sentirci superiori, e che devono supportare tutti, e che se non ci fossimo noi, sai quante persone perse nell’oblio? E lo diciamo a tutti che abbiamo amicizie così, che senza di noi e senza vomitare A NOI i loro problemi, sarebbero spacciate. Siamo palloni di nulla. Le scimmie volanti sono palloni di nulla, e prive di umana interiorità. Io ero un manuale vivente di diritto, ma ero arida dentro. Tutti mi consideravano “la brava Fabiola, laureata in tempo e vincitrice del concorso da magistrato, moglie di un bravo uomo, donna distinta, saggia e ponderata”, ma solo io so la malignità che avevo, e che a volte ancora ho. E solo io so la totale inconsistenza di spontaneità e verità che avevo. Non sono mai stata me stessa, mai. Non sono mai stata spontanea, sono stata sempre attenta a cosa dire, a come dirlo, a parlare già pensando a come avesse reagito l’interlocutore che mi ascolta. Io parlavo per guardare ammirazione in chi mi ascoltava. Io modificavo le cose da dire in base a con chi parlavo. Io stavo sempre attenta ad essere quella “un pochino in più delle altre”. Clarissa era spontanea. Clarissa era vera. E la bistrattavo per questo. Siccome era così, ai miei occhi era una sfigata, perchè non se la tirava e attraverso le chiacchierate tra me e Valerio questa percezione di “snobbamento” era aumentata esponenzialmente su di lei. Chi non se la tirava, per me era un sempliciotto senza midollo, ed inferiore a persone come me e Valerio. Forse anche per questo ero tranquilla su di lei. Quando, invece, in realtà lei era proprio se stessa, ed io non ero e non sarò mai in grado di raggiungere quel grado di verità simile. Di ridere di gusto come faceva lei. Lei se ne fotteva, di tutto, io non sarò mai in grado di fare neanche questo. Io ero questo. Godevo per cazzate. Godevo per l’illusione di sembrare chissà chi. E facevo la parte della brava donnina, quella semplice, quella seria che aveva studiato, quella saggia che aiutava l’amico narcisista sgangherato. Le scimmie volanti sono perfide, allo stesso modo del narcisista che spalleggiano.

Se qualcuno ti avesse detto di stare attenta, e che lui è un narcisista, e che aveva dei problemi, tu gli avresti creduto e ti saresti messa in guardia?

Clarissa me lo disse. O meglio, me lo accennò. Mi accennò che Valerio con lei era possessivo, geloso, e che era un narciso. Non narcisista patologico, ma affermò la parola “narciso”. Io mi feci una risata e le risposi che sì, a Valerio piaceva apparire, ma si sa com’è, è fatto così, e le dicevo con pena per lei che si era scelta un bel “gatto da pelare”, uno mica come tutti gli altri. Glie lo dicevo con tono amichevole, ma fidati Francesca che era un tono denigratorio. Io intendevo che lei non fosse ai livelli di “figaggine” di Valerio. Comunque, se qualcuno mi avesse parlato più nello specifico di narcisismo patologico, di scimmie volanti, e mi avesse spiegato bene le dinamiche come le studio ora in blog come il tuo, indubbiamente non avrei creduto ad una minima parola, o meglio, non avrei mai creduto che tutto questo materiale psicopatologico parlasse di Valerio, e parlasse anche di me. Anzi, forse, forse ci avrei pure un pochino creduto, o se non proprio creduto, avrei almeno addrizzato le orecchie e dato una spulciata a questi argomenti facendo finta che mi riguardassero solo un pochino, MA quel quanto basta per “fomentarmi” ancora di più, e “gasarmi” del fatto che io allora ero stata proprio una prescelta da lui, e probabilmente avrei studiato ancora più a fondo tutte queste dinamiche per conoscere meglio Valerio, per tenerlo a me ancora meglio, e per contromanipolarlo stupendolo e facendogli innalzare ancora di più l’opinione che aveva di me, senza dirgli nulla del disturbo narcisistico, e giocandomela con tutta libertà. Avrei giocato, sì. Questo lo avrei fatto indubbiamente. Ma sicuramente, di fronte agli altri, avrei deriso questo blog, avrei deriso la persona che ha scritto gli articoli sulle scimmie volanti (scusa Francesca!), mi sarei messa a ridere minimizzando, e dicendo che queste sono millanterie, follie, e che “io e Valerio ci vogliamo davvero bene, queste sono cazzate e non riguardano noi”. Insomma, l’avrei “buttata in caciara” come si dice a Roma. L’avrei buttata sul ridere e, appunto, minimizzando. E negando.

Mi hai anticipato che non hai una gran voglia di raccontarci dello scarto vero e proprio da parte di Valerio nei tuoi confronti. Generalmente, un narcisista non scarta mai una scimmia volante, ma nel caso tuo in qualche maniera uno scarto c’è stato, ed è lo stesso scarto che poi ti porta dopo anni a voler rilasciare questa intervista per noi e che ti ha portato a guardare con repulsione la figura di Valerio. Se ti va, accennaci solo qualcosa.

Si, Francesca, questa parte della vicenda mi fa andare fuori di testa ancora, quindi ho difficoltà a ritirarla fuori per filo e per segno. Però una cosa la voglio dire alle lettrici e ai lettori che sono vittime di scimmie volanti: i narcisisti seminano solo illusioni, con i partners ma anche con le scimmie volanti. Insomma, con tutti. Anche io ancora semino illusioni, siamo fatti così, ma almeno in questa intervista sono stata sincera, lo giuro, e sono stata sincera proprio perchè è difficile per me accettare di essere stata fregata da una persona che pensavo di gestire. Per me è una sorta di vendetta, questa, e almeno non fa male a nessuno anzi può servire a chi legge il tuo blog. Io Valerio pensavo di riuscire a gestirlo, di tenerlo sotto controllo, di essere quasi più scaltra di lui in quanto a manipolazione, in quanto a diffamazioni degli altri, in quanto a mia “aplomb” diversa dal suo modo più apparentemente impulsivo di agire. La verità è che noi eravamo due non-emotivi, e non solo io. Eravamo due calcolatori, ed io ero sicura delle mie doti di “controllo” anche su di lui. Ma, ahimè, penso che tra una scimmia volante donna, narcisista e codipendente dal narcisista come ero io, ed il narcisista che spalleggia, c’è un ampio margine che il narcisista “vinca”, perchè una donna scimmia volante si accozza al narcisista, vive in funzione delle pillole che butta il narcisista, e della considerazione che il narcisista ha di lei, invece un narcisista è molto più “organizzato” in questo. Se perde una scimmia volante glie ne può fregare relativamente, mica come quando perde una fonte primaria che “apprezza”, che invidia patologicamente e che gli serve per sopravvivere ancor di più di quanto non gli dia una scimmia volanti in termini di approvvigionamento (vedi, Francesca, che a furia di leggere il tuo blog uso termini esperti anche io!). Ecco, quando ho capito questa amara realtà è stato un bel colpo. Mi sono resa conto della droga che usavo, quando mi è stata tolta, e mi è stata tolta attraverso la consapevolezza che tutto fosse fuffa per lui. E credimi, Francesca, che se non avessi scoperto con i miei occhi delle cose a riguardo, mai avrei pensato che una persona fosse in grado di essere così verosimile nel recitare parti, nel parlare con naturalezza. Anche io ho sempre fatto così, e su di me non me ne accorgevo neanche, mi piaceva fottere la gente e fine. MA, quando poi tu vedi altre persone fare lo stesso con te e fregarti, caspita quanto fa incazzare. Non riesci a crederci. Io non riuscivo a crederci. Gli servivo. E non ero un’eccezione. Non ero meglio di nessuno ai suoi occhi. Non ero stata scelta per chissà quali qualità. E non ero neanche meglio di Clarissa. Povera Clarissa. Anzi, che sfigata io.

Grazie Fabiola per la tua testimonianza. E soprattutto grazie per la tua sincerità. Sicuramente queste saranno parole utili per chi si trova da quella che era la parte opposta alla tua. Ci auguriamo che queste parole siano state utili allo stesso modo a te, per buttar fuori e per rivedere la situazione con un occhio più esterno. Già essere consapevoli è un passo non indifferente per lavorare su se stessi!

Articolo soggetto a copyright – E’ severamente vietata la copia e la riproduzione, anche parziale, dei contenuti di questo blog. Nel caso in cui parti di articoli – anche limitate – vengano estratte ed utilizzate (periodicamente e/o occasionalmente) in altri testi, e/o altre piattaforme, e/o sessioni formative, e/o discorsi resi pubblici con qualsivoglia mezzo (ad esempio video e/o audio), E’ OBBLIGATORIO CITARE LA FONTE https://levocidieco.com/ a tutela del diritto d’autore in base alla normativa vigente.