Narcisismo al microscopio & oltre

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Rispondi a: Silenzio punitivo: i vostri racconti

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#10168
Ester
Ospite

L’ultimo silenzio punitivo del mio, per fortuna, prossimo ex-marito è durato ben sei mesi. Sei lunghissimi mesi durante i quali entrava e usciva di casa, si svegliava e andava a dormire, mangiava, insomma qualunque cosa, senza dire nemmeno una parola. Il motivo? Io l’avevo sgridato (e, lo ammetto, avevo anche usato una parola offensiva nei suoi confronti) per avermi deliberatamente fatto un dispetto (anche se lui sosteneva che fosse stata una cosa accidentale) che non descrivo perché non vorrei mi potesse identificare. Tanto è bastato per farmi meritare sei mesi di silenzio. Il silenzio si interrompeva solo se e quando aveva bisogno di qualcosa. Allora mi bofonchiava la sua richiesta usando un tono sprezzante, come se fossi una sguattera e pretendendo che lo soddisfacessi immediatamente, poi ricominciava con il mutismo.
Negli anni in cui siamo stati sposati di silenzi puntivi ce ne sono stati tantissimi e via via sono diventati più lunghi. Io ormai mi ci ero abituata e avevo anche già compreso che fossero una tecnica manipolatoria (grazie a YouTube e ad alcuni canali che davvero mi hanno salvato la vita), ma nonostante tutto non riuscivo a trovare il coraggio di mollarlo, un po’ per sudditanza psicologica, un po’ per scrupolo morale e religioso e un po’ per paura di rimanere da sola per sempre, visto che ormai non sono più una ragazzina. Adesso, pensandoci retrospettivamente, mi sembra che l’ultimo di questi silenzi fosse propedeutico a piegare la mia volontà per farmi accettare una sua scelta lavorativa con la quale io non ero d’accordo e rispetto alla quale non ero nemmeno stata consultata, ma che avrebbe letteralmente sconvolto la mia vita. Non so dove, ma per fortuna ho trovato la forza di resistere e tenere il punto e non mi sono fatta convincere a mollare tutto e seguirlo, per lo meno non subito. E, appena lui è partito, improvvisamente ho capito quanto stessi meglio da sola e quanto non volessi più condividere la mia vita con lui, quanto fossi stanca di essere sempre senza energie e al contempo anche terribilmente arrabbiata, quanto stessi mandando a rotoli perfino il mio lavoro, quanto non mi piacesse la persona che mi aveva fatto diventare. Così ho preso la palla al balzo e gli ho annunciato che era finita. Se non si fosse trasferito, sono certa che non sarei mai riuscita a farlo. Con lui vicino non ce l’avrei fatta. Lui avrebbe annusato il pericolo e avrebbe trovato un modo per mostrarsi carino o per giustificarsi e convincermi, per l’ennesima volta, che mi amava e che, in fin dei conti, era solo stressato o che io l’avevo ferito, ecc. e io, come sempre, mi sarei arrabbiata, ma in silenzio, e poi mi sarei sentita in colpa e non avrei fatto nulla. Mi sarei lasciata spegnere e annullare sempre di più.
Adesso lui ogni tanto ancora mi manda dei messaggi, con i quali prova a toccare tutti i miei punti sensibili. Putroppo non posso ancora applicare il no contact totale, perché abbiamo delle questioni in sospeso, ma mi sto impegnando a essere ogni giorno più lucida e razionale e a non “scattare” non appena lui preme un tasto dolente e non rispondo mai a questi messaggi. Comunico con lui in modo lapidario e formale, solo quando è strettamente necessario e inevitabile e provo giorno dopo giorno a farmi forza.