Narcisismo al microscopio & oltre

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Rispondi a: Quando è caduta la maschera: il momento in cui la natura è emersa

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#7960
Ludovica
Ospite

Il mio caso è molto semplice. La mia migliore amica lo ha incontrato con un’altra, mentre si baciavano appassionatamente, quando lui mi aveva detto che era da Ikea per cercare una credenza bianca per la nostra cucina. Sì, la nostra cucina, perchè quando è avvenuta questa scoperta eravamo nel pieno del love bombing (o almeno io pensavo). Facevamo sesso tutti i giorni, fantasticavamo sul nome dei nostri figli, ogni domenica andavamo a pranzo dalla mia famiglia e ogni giovedì sera andavamo a cena dalla sua. La mia migliore amica è stata prontissima a scattargli una valanga di foto. Mi chiama e mi fa: “Ludo, ci vediamo? Ho voglia di parlarti e stare un po’ insieme”. Pensavo avesse dei problemi con il suo di uomo, e mai avrei immaginato che mi avrebbe mostrato quelle foto lì. Capii che lui era un malato di mente. Anzi, diciamo “disturbato” per essere più precisi, visto che il disturbo narcisistico è appunto un disturbo mentale. Capii che non era normale, che un essere umano non avrebbe mai potuto fare un qualcosa di simile, in un periodo d’oro come quello che stavamo vivendo. Non era normale. Era follia. Avevamo appena preso casa in affitto, e ogni angolo della casa per me era felicità, vita, colore. La mia vita era la perfezione, la più assoluta felicità ed io avrei messo duemila mani sul fuoco sulla sincerità di lui, tanto che se la mia migliore amica non mi avesse mostrato le foto (fatte anche benissimo, infatti è stata una grande) mai e poi mai e poi mai avrei creduto che lei avesse potuto aver visto qualcosa di simile, e forse la avrei anche attaccata ed accusata di dire il falso. E chissà da quanto andava avanti questa relazione, tra l’altro. In un attimo mi è crollata la vita, mi è crollato il mio mondo di cui ero così certa. Certa come mai ero stata di qualcosa nella vita. Quella mattina, prima che lui andasse “ad Ikea”, mi aveva detto che la vita finalmente lo aveva premiato ad avergli fatto incontrare me. Stavamo facendo colazione e mi diceva questo mentre mi spalmava la marmellata sulla fetta biscottata. Volevamo ancora fare l’amore ma io dovevo andare a lavorare, e lui allora ad “Ikea” ci sarebbe andato da solo, per velocizzare gli acquisti. Il resto fu un’ escalation di bugie, di suo negare, di accuse a me, di accuse alla mia amica. Eppure mi sembrava quasi che godesse nel vedermi furiosa, delusa. Era un mix tra salvarsi la faccia e osservarmi mentre piangevo ed ero stordita. Sì, ero stordita. Mi sembrava tutto un qualcosa di non umano, non appartenente a ciò che riguarda le persone, gli esseri umani. Settimane di delirio, inspiegabili, inconcepibili. Il mio cervello aveva dentro miliardi di petardi e non capivo più niente. Settimane (e in realtà mesi) che mi lasciano ancora lo schifo dentro, lo schifo del pensare che possano esistere nel mondo individui simili, e lo schifo per me stessa per aver creduto a qualcosa di così reale che invece era il frutto delle azioni di un malato di mente. Una persona che ha vissuto una storia con un narcisista manipolatore non capirà mai cosa si prova, e come la vita cambia, e che morte interiore si viva, e considererebbe questi episodi quasi come “da film”, da farsi una risata, e senza grandi se e ma, lasciare il partner sgamato e rifarsi una vita. Ma non fanno i conti con ciò che c’era prima, con la storia di miliardi di promesse, e di vita insieme che sembra assolutamente vera e di come manipolatori simili ti entrino dentro all’anima e non te la rispettino. I narcisisti patologici, manipolatori, psicopatici sono il cancro della società.