Giulia Cecchettin

Noi lo sapevamo. Lo sapevamo da subito. E questo è anche il dramma. Uno dei tanti drammi di questa vicenda piena di tragedia ormai conclamata. Penso che la notizia abbia avuto così tanta risonanza mediatica perché Giulia poteva essere ognuno di noi. Ognuna di noi. Perché Giulia è davvero la ragazza della porta accanto, pulita, sorridente, LUMINOSA, come tutte le vittime di soggetti disturbati spesso sono. Una ragazza di buona famiglia, di sani valori, di studio, progetti, aspirazioni, che così, senza apparenti segnali eclatanti di avvisaglia, sparisce, a pochi giorni dalla discussione di laurea, e poi il resto lo sappiamo. Noi, almeno noi persone che abbiamo vissuto relazioni patologiche, SAPEVAMO GIA’ quale sarebbe stato l’epilogo perché sappiamo bene QUANTO PESO ABBIA L’INVIDIA in relazioni di questo genere.

L’INVIDIA, l’elemento cardine delle relazioni patologiche. La COMPETIZIONE, che certi soggetti innescano, inesorabilmente, in ogni azione quotidiana con la propria partner.

L’invidia paralizza le prede di questi soggetti, per paura di mostrarsi superiori a loro ed essere abbandonate, o silenziate con silenzi punitivi devastanti, o diffamate con le scimmie volanti, o demoralizzate con episodi di triangolazione. Insomma, PUNITE. Le vittime di soggetti coercitivi, controllanti, manipolatori, come questo soggetto che ha ucciso Giulia sembra esser stato, rimangono in un limbo immobilizzante in cui vorrebbero fare tanto per loro stesse ma non lo fanno, rimangono dentro a ciò che possono fare, purché non superino quanto il proprio compagno è, quanto il proprio compagno rappresenta. Per paura. Per paura delle ritorsioni invisibili ma devastanti, come quelle che sappiamo bene. E quando vanno avanti per la propria strada, quando non vogliono stare ferme con la testa abbassata, quando vivono, quando stanno per arrivare agli obiettivi ambiti, il rischio di queste ritorsioni più o meno palesi lo corrono eccome. Una persona narcisista non sa reggere la competizione con la propria compagna, specialmente se donna. Perché ricordiamo sempre che DISTURBO NARCISISTICO E PATRIARCATO VANNO SEMPRE A BRACCETTO. Ciò non significa che non esistano le donne narcisiste, che sono TANTISSIME, devastanti, e che spesso vestono i panni di scimmie volanti, MA tutti gli episodi di violenza contro le donne hanno SIA visione di possesso della donna, SIA tratti narcisistici più o meno marcati (spesso proprio vero e proprio disturbo, ovviamente) del carnefice.

Questo non è RAPTUS. Questo è il dolore lancinante, persistente, di una persona che non sopporta il raggiungimento in un obiettivo meraviglioso della compagna, la felicità della compagna, la soddisfazione della compagna, lo spiccare il volo della compagna, le scelte della compagna, la libertà della compagna, il PERDERE la compagna in quanto sua partner, in quanto sua proprietà, in quanto suo distributore di sopravvivenza. Perché sappiamo anche questo. Sappiamo che per un soggetto di questo tipo la propria compagna non è un essere umano che deve essere trattato in quanto tale, ma è un serbatoio che deve sfornare cure, attenzioni, approvvigionamento narcisistico, amore, ed ogni elemento di cui il carnefice ha bisogno, PER SE STESSO. Tutto per lui, tutto per se stesso. Perché per un individuo del genere, le persone non esistono in quanto tali, ma esistono in funzione di lui, di ciò che a lui possono offrire.

E poi, la gelosia e il controllo. LA GELOSIA E IL CONTROLLO NON SONO SINONIMO DI AMORE IMMENSO E MERAVIGLIOSO.

Avevo analizzato anni fa il fenomeno della gelosia in questo articolo di cui lascio il link qui di seguito – La GELOSIA del narcisista – Le voci di Eco -. La gelosia ossessiva è sinonimo dell’ INSICUREZZA di colui che la prova e la esercita. Non è nient’altro di poetico, romantico, tormentato e inebriante. Amore è libertà, è essere felici per il raggiungimento degli obiettivi della persona che si dice di amare. Amore è accettare che la persona con cui si ha avuto una relazione possa trovare un altro amore, soffrendo si, ma accettandolo ed elaborandolo. Amore è accettare di essere lasciati da una donna che è un ESSERE UMANO, non un oggetto di propria proprietà. Ecco, la gelosia, soprattutto quando soffocante, e il controllo, non sono una manifestazione di amore, ma sono una cartina di tornasole di come è effettivamente chi li prova e li esercita. E non è mai un buon segno.

Giulia, da come viene descritta da tutti coloro che la conoscevano, e da come appare in ogni foto che viene mostrata, era una ragazza raggiante, piena di vita, di amore, di bene per il prossimo. In ogni foto che la raffigura è sorridente. In ogni foto. Di quei sorrisi spontanei, non forzati. Naturali. Sono convinta che ogni lettrice di questo blog ed anche ogni lettore di questo blog si siano rivisti in quel sorriso, in quell’energia che è stata poi rubata con svalutazioni, tradimenti, bugie, gaslighting, triangolazioni, silenzi punitivi. Ma quella luce l’abbiamo riconosciuta. Quella luce di quelle persone, poche nel mondo, che tutti, quando parlano di loro, dicono: “lei è speciale. Lei era speciale”. Ecco, io divulgatrice da anni di queste tematiche, specialista del tema della violenza, sono STANCA di sentire la frase: “era speciale. Era la più speciale”, riguardo alla vittima di turno. Le persone speciali devono rimanere in vita. Devono essere TUTELATE, come patrimonio dell’umanità. Quell’umanità vera, rara, che più passa il tempo più comincia a scarseggiare, e ad essere pervasa da soggetti narcisisti – UOMINI, DONNE, PROFESSIONISTI DI OGNI SETTORE, ANCHE PSICOLOGICO, DI QUALSIASI ETA’, DI QUALSIASI TERRITORIO – che si prodigano a distruggere le persone empatiche speciali, senza ucciderle fisicamente, ma in tanti altri modi, e senza farle sparire buttando i loro corpi in un dirupo, ma con emarginazioni piene di diffamazioni, per esempio, o con isolamento e manipolazione delle persone dell’ambiente circostante. Sono stanca (metaforicamente, perché le energie per queste battaglie non mi mancano!!), quindi diciamo che sono INCAZZATA, per gli epiloghi che molte persone empatiche, pure e speciali finiscono per avere. Dobbiamo fare qualcosa. Dobbiamo continuare a fare qualcosa, anche di piccolo, ogni giorno. Continuate, voi persone ferite ma buone (se siete qui, in questo spazio, lo siete) a rimanere pure come siete. E’ già tantissimo, è l’essenziale. Continuate ad informarvi, per preservarvi, tutelarvi e tenere lontane da voi le persone nocive. Continuate a diffondere l’informazione, quella giusta. Condividete articoli di questo blog con persone che pensate abbiano il bisogno di sapere e salvarsi, o anche altri articoli di altri blog, non importa (purché siano affidabili), basta che l’aiuto e la conoscenza si diffondano. Continuate ad avere speranza che non vincono loro. Loro hanno già perso ad essere così, privi di empatia e umanità. Vincete voi a rimanere come siete, a ritornare a come luminosi eravate. La vittoria è questa. La vittoria è riconoscere il male, a volte ahimè viverlo sulla propria pelle, ma poi ALLONTANARLO. Se stai leggendo queste parole è perché sei vivo, hai due occhi per leggere, respiri. Sei già a cavallo. Puoi fare tanto. TU puoi fare tanto. Nulla è perso. Sei in tempo, qualsiasi battaglia tu stia combattendo.

Giulia no. Non ha più tempo. Ma comunque, in parte, anche per lei nulla è perso, perché queste e molte altre riflessioni sono rivolte non solo a tutte noi e tutti noi, ma sono rivolte proprio a Giulia stessa, affinché il suo sacrificio non sia vano. In parte lo è, è vero, perché nessuna morte giovane e crudele deve esistere, deve avvenire. Ma noi dobbiamo continuare a parlarne, a fare qualcosa quotidianamente, in nome di Giulia e di tante donne uccise come lei, che fanno meno risonanza dell’opinione pubblica, e in nome di tante donne che ogni giorno hanno paura di questa sorte e combattono per se stesse, per la propria sopravvivenza, per la propria indipendenza, per la tutela dei figli, per la tutela del loro futuro.

Giulia, per te. Per il tuo sorriso che sempre sarà eterno.

P.S. A Giulia non spetta la laurea honoris causa. A Giulia spetta la SUA LAUREA. La laurea che si è sudata. Con gli esami che ha DATO. Riceverà ciò che già è suo. Magra consolazione? No. Non è consolazione. Ma, in fondo, poco o niente riuscirà davvero a consolare.

Francesca

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