Questa è la storia di Ida, una donna di 59 anni. Venti anni fa conosce Salvatore, colui che pensava fosse il suo salvatore di nome e di fatto, ma che poi si è rilevato tutt’altro. Capiamo la storia nel dettaglio.

Ciao Ida. Tu conosci Salvatore un bel po’ di anni fa, e te ne innamori ben presto. Raccontaci meglio com’è andata.

Sì, io conobbi Salvatore per caso, mentre facevamo la spesa. Sembra da film, vero? Eppure era stato così. Mi ero trasferita da poco nel quartiere dove viveva lui, e più di una volta ci eravamo incontrati nel minimarket dove ero solita andare per comprare le cose di prima necessità. Non vivevo un periodo così spensierato all’epoca, ecco. Venivo da un divorzio doloroso, nonostante non avessi neanche quarant’anni, ed era nata anche bella bambina. Lui (il mio ex marito) se ne era andato. Avevo scoperto tradimenti, bugie. Un dolore straziante. Ed in questa circostanza di ancora mio essere spenta, disillusa, sulla difensiva, compare magicamente il mio “salvatore”. Salvatore era un uomo bellissimo, di quella bellezza spavalda, che ostentava. Era molto teatrale quando parlava, quando gesticolava. Io dopo le primissime parole ero totalmente persa e avrei fatto qualsiasi cosa pur di farlo entrare nella mia vita e tenermelo stretto per sempre.

Si potrebbe dire che fosse una tipologia di narcisista “overt”, cioè palese, manifesto, nonostante io pensi sempre che, in fondo, tutti i narcisisti siano “covert” nelle manipolazioni.

Esattamente. Lui nei modi di fare era incredibilmente “catalizzante”, quindi sì overt, ma nelle manipolazioni assolutamente infimo, invisibile, un eccellente attore. I primi tempi della relazione sono stati la vita per me. Mi ripeteva sempre che voleva prendersi cura di me e della mia bambina come se fosse figlia sua, mi inondava di parole in una maniera sconcertante. Era laureato in lettere, mago dell’arte oratoria, idolatrato da tutti. In famiglia sua, ed anche in famiglia mia, era una divinità, l'”acculturato sopra le righe” che tutti adoravano, il guru a cui tutti confidavano preoccupazioni e segreti. Mi chiedevo cosa io avessi mai fatto per meritare di avere attenzioni e un ruolo di compagna da un uomo così. Alla fine ero una separata con bambina, fisicamente mediocre – lo ammetto senza vergognarmene o compatirmi -, con un lavoro socialmente meno che mediocre, ed una cultura di istituto tecnico senza laurea. Mi chiedevo, spesso, “perchè proprio io?”. Poi ho capito perchè proprio io. Lo guardavo con gli occhi di una fedele che guarda il suo dio, gli credevo ciecamente in una maniera imbarazzante.

Quindi tu decidi di costruire la tua vita con lui. Di fidarti di nuovo dell'”amore” .

Sì. E non è che lo decido, è che viene da sè. Finalmente sentivo di non essere più la donna addolorata disillusa (e sempre lamentosa, perchè io spesso lamentavo questa mia condizione di “disgrazie”), ma sentivo, invece, che l’amore era arrivato anche per me, e che dovevo ricominciare a fidarmi, e che di lui mi fidavo. Andiamo a convivere. O meglio, prendiamo una casa in affitto, e in concomitanza con la sua proposta di matrimonio. Succede tutto alla svelta. La convivenza era avvenuta proprio poco prima del matrimonio, diciamo una manciata di mesi. Non avrei mai pensato che avrebbe potuto chiedermelo. Il salvatore che prima vedevo in lui, ora era il dio assoluto per davvero, e cioè colui che si era preso il pacchetto completo, colui che prometteva amore eterno ad una donna non più fresca, colui che concedeva la sua fedeltà solamente a me, nonostante la sua perfezione e il suo poter avere ciò che avrebbe voluto. Colui che sanciva un’unione in maniera solenne. Aveva chiesto l’annullamento del mio matrimonio in chiesa per potermi risposare non solo in comune. Avevano fatto un matrimonio in chiesa da manuale. Ricevimento da favola. Insomma, tutto perfetto. Ma poi le cose non sono state perfette.

Da quello che mi aveva accennato, non sono state perfette perchè poi la vita di tutti i giorni, nella vostra convivenza familiare, non ti faceva stare bene. Però mi sembra anche di aver capito che i tempi fossero stati molto, molto lunghi. Inizialmente le cose non andavano poi così male.

Allora, diciamo che io sapevo che andavo incontro alla vita con un uomo che aveva una personalità che io consideravo “particolare” (di certo non disturbata, ecco), e le sue “stranezze”, le sue grandi pretese, i suoi difetti, per me facevano solo parte della sua persona complessa, quindi per anni e anni la situazione è continuata con i più o meno accentuati problemi, ma semplicemente tra piccoli abusi psicologici quotidiani che oggi, dopo essermi documentata su queste tematiche, riconosco, ma che prima soffrivo e tolleravo moderatamente. Poi però, con il tempo, il clima in casa era diventato un qualcosa di insostenibile. Quando era con amici, conoscenti, era una persona totalmente diversa da ciò che diventava in casa. Con tutti era brillante, sveglio, plateale, accomodante, ma con me, ed anche con mia figlia che stava crescendo, era sempre nervoso, polemico, critico verso tutti e soprattutto pretenzioso a livelli soffocanti con me e lei.

In che senso pretenzioso?

E’ come se noi dovessimo essere come voleva lui e come l’immagine che lui voleva vedere di noi. Io dovevo essere “sempre più” qualsiasi cosa, pur non offuscando la sua grandiosità agli occhi degli altri, quindi dovevo essere sempre più comprensiva, sempre più accondiscendente con le sue opinioni sugli altri, della serie che chiunque lui odiasse dovevo odiarlo anche io, oppure dovevo essere sempre meno pressante circa i suoi momenti di luna storta. E riguardo a mia figlia stendiamo un velo pietoso. Gli lasciavo una grande libertà di educazione, perchè volevo davvero che lei lo percepisse come il suo vero padre. E così era cominciato ad essere. Lei lo chiamava “papà”. Solo oggi, a distanza di anni e di analisi di tutta la situazione e della sua personalità, noto come lui sia stato un dittatore con lei, soprattutto nei risultati scolastici. La puniva verbalmente se non portava i risultati che voleva lui, la insultava perchè lui era laureato e le diceva che si vedeva che assomigliava a me perchè era una zappa come la madre. Voleva che fosse una ragazzina spigliata, brillante, di mondo, ma con questo comportamento lei stava crescendo come una ragazza taciturna, timorosa di tutto, come se non esprimesse mai una sua opinione, e forse non ne aveva proprio una, talmente tanto rintronata dalle parole asfissianti di lui.

Quindi diciamo che lui vedeva in te una sorta di discarica su cui buttare le sue frustrazioni, e in tua figlia vedeva un’ estensione di se stesso, una sorta di figlia che sarebbe dovuta essere a sua immagine e somiglianza.

Sì, hai riassunto in qualche riga tutto per filo e per segno. Credimi se ti dico che rendersi conto di queste dinamiche profonde, interne ad una persona, è difficilissimo. Da fuori lui sembra davvero normale, anzi. Sembra una persona speciale. E mi è anche sempre sembrato che amasse me e amasse mia figlia. Ma poi, a seguito di ciò che ho scoperto, ho capito che lui non sa amare nessuno, tantomeno se stesso, ma sa amare solo la sua immagine, e ogni cosa esterna a lui è una pedina che ha lo scopo di innalzare la sua immagine, me e mia figlia compresa, infatti la sua figura di uomo “salvatore”, grazie alle pedine di me e di mia figlia, di cui lui si era sobbarcato come generoso e meraviglioso uomo, si era accresciuta notevolmente. E la tristezza è che anche se io gli dicessi queste parole, con le prove del suo disturbo, non capirebbe mai, ma anzi, sbraiterebbe contro di me, diventerebbe violento verbalmente, e mi paralizzerebbe dal terrore.

Cos’è che scopri, Ida? Immagino che questo sia il fulcro del cominciare a farti domande.

Sì è questo il fulcro. Scopro un mondo parallelo di scommesse, di giri non affidabili. Scopro suoi movimenti ambigui nel lavoro che stava svolgendo in quel periodo. Era stata la moglie di un suo “fidato” collega a raccontarmi tutto. Lei aveva scoperto i giri di suo marito, e infatti aveva avviato le pratiche del divorzio. In tanti di quei giri, ed in altri più gravi, c’era mio marito. Investimenti totalmente senza senso, perdita di soldi – quando noi stavamo attenti anche al centesimo- , prestiti, frode. Un mostro. La fissa per i soldi. Una fissa malsana che nessuno mi toglierà dalla testa sia legata a chissà cosa ancora che non ho scoperto “direttamente” di lui, ma meglio così. E comunque, in ogni caso, il potere. Il potere di avere soldi anche senza sforzarsi, anche senza non lavorare tanto quanto uno stipendio importante richiederebbe. Penso che lui si fosse laureato solo per sbandierarlo. Ormai la penso proprio così.

Inutile che ti chieda come tu abbia fatto a sganciarti in maniera pacifica da questa relazione nociva, perchè mi hai detto, appena ci siamo conosciute, che Salvatore non c’è più. Raccontami allora come ti sei sentita quando te ne sei “liberata” e come ti senti ora.

Posso essere sincera? La sua morte è stata la mia nascita. La mia liberazione. E questa è stata la stessa sensazione di mia figlia. Purtroppo persone con questo disturbo di personalità non sono esseri umani. E se ne vanno da non esseri umani. Per me lui era una gabbia, una disillusione, un continuo controllo. E i tempi dopo le mie scoperte e il suo decesso non sono stati, per fortuna mia, così lunghi, sennò penso che avrei continuato ancora a vivere con lui, presa dalla dipendenza affettiva, dal senso di colpa e da quella malata e malsana sensazione di “non trovare di meglio”. O almeno, come scrivi sempre tu, “meglio della sua maschera”. Perchè persone di questo tipo sono solo e unicamente una maschera. Da quel momento per me è cominciata la vita vera. Non avevo mai vissuto così felicemente come vivo adesso, neanche lontanamente prima di conoscere Salvatore, e prima di conoscere il mio primo marito. Devo dire grazie a me stessa, per essere in qualche maniera “risuscitata”. Grazie a nessuno di queste persone che mi hanno distrutto, ma grazie a me stessa per essere stata lucida nel trarre la felicità in esperienze dolorose come queste. Di certezze ne ho poche, ma una eccome se ce l’ho: NON MI FARO’ PIU’ FREGARE!!

E noi Ida siamo con te. Devi essere fiera della tua lucidità riacquisita e del tuo prendere le redini in mano della tua vita. Questa è la conquista più grande!

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