ARTICOLO – COME TUTTI GLI ARTICOLI DI QUESTO BLOG – RIVOLTO A VITTIME DONNE E VITTIME UOMINI, MA PER COMODITA’ GRAMMATICALE ED INCIDENZA MAGGIORE (MA ASSOLUTAMENTE NON ESCLUSIVA) DI NARCISISTI UOMINI, USERO’ IL MASCHILE PER IL NARCISISTA ED IL FEMMINILE PER LA VITTIMA.

Il silenzio punitivo è un ABUSO. E’ una delle tecniche manipolatorie più distruttive che possano essere attuate ed anche concepite dal narcisista nei confronti della sua vittima, sia essa la propria fidanzata, sia essa la propria moglie, o familiare, o amico, o collega, ma indubbiamente sortisce un effetto spropositato specialmente all’interno di relazioni di coppia. E’ una tecnica, come lo stesso termine esplicita, silenziosa, invisibile, ma portatrice di una morte psicologica ed identitaria che non ha paragoni, se non forse come la tecnica manipolatoria della triangolazione. Il silenzio punitivo, o anche detto “trattamento del silenzio” consiste nel fatto che il narcisista NON RISPONDE a messaggi, a telefonate, richieste di spiegazione a voce, o SPARISCE TOTALMENTE. Non c’è un preavviso, non c’è una motivazione, perchè, nella sua testa, la vittima chiaramente non merita niente, se non immenso dolore, quindi ciò che le concede è sparizione fisica o di parola del tutto improvvisa. E’ una tecnica VOLONTARIA, PREMEDITATA, al fine di creare dolore nella vittima.

Il trattamento del silenzio può avvenire IN PRESENZA o IN ASSENZA.

(Mi riferisco in particolare a narcisista e vittima in un rapporto di coppia, ma il discorso comprende in egual modo qualsiasi rapporto tra due individui, quindi due parenti, due amici, due colleghi, seppur in forma sempre deleteria, ma meno marcata).

Trattamento del silenzio IN PRESENZA: il narcisista e la vittima sono fisicamente insieme, per esempio in una stessa stanza, in una stessa casa, e, a seguito di un diverbio, o di un litigio vero e proprio, o semplicemente di un’azione da parte della vittima che infastidisce il narcisista, questi decide di AMMUTOLIRSI. Non fiata, continua a svolgere le azioni che stava compiendo, e fa come se la vittima NON ESISTA. In realtà, quella che sembra indifferenza verso la vittima, è un APPROVVIGIONAMENTO NARCISISTICO SENZA EGUALI, poichè il narcisista si alimenta, pur non facendo davvero nulla se non stare zitto, dell’angoscia e delle richieste spasmodiche di spiegazioni da parte di una vittima preoccupata, in colpa, che si agita e lotta, senza speranze, contro un muro di gomma. Il narcisista si sente inquantificabilmente importante. Adora punire la sua donna per non aver adempiuto a ciò che lui voleva, adora vedere come lui sia importante per lei, adora vedere come lei senza l’approvazione di lui sia il nulla, adora essere implorato e vedere quella meravigliosa donna libera che aveva incontrato, ora totalmente distrutta, e piangente, e angosciata nel non ricevere nè una parola, nè uno sguardo, e inesistente, nella misura in cui lei esiste solo quando lo decide lui.

Trattamento del silenzio in ASSENZA: questo tipo di silenzio avviene quando il narcisista e la vittima sono fisicamente lontani. Potrebbe esserci stato un diverbio tra loro, come potrebbe non esserci stato, ma ciò non cambia il fatto che il narcisista si neghi completamente. Da che la sua donna era abituata alla sua onnipresenza iniziale, ai continui messaggi, alle frequenti e lunghe telefonate, il narcisista, apparentemente dal nulla, SCOMPARE. C’è da dire che l’efficacia più forte il narcisista la acquisisce quando c’è un diverbio, per esempio telefonico o via messaggio, con la partner, e lui, in tronco non risponde più, spenge il telefono, oppure lascia squillare e guarda tronfio di soddisfazione quel telefono squillare, squillare, inesorabilmente, e dietro a quella cornetta immagina le lacrime e la disperazione di quella povera donna che senza di lui è finita (gli piacerebbe!). Questo tipo di trattamento del silenzio ha svariate funzioni, poichè permette al narcisista anche di avere ampio margine di libertà per adescare altre vittime, ed in più aumentare il condizionamento e la dipendenza nella vittima a cui lui si nega, ma ora analizzerò ancora meglio nel dettaglio questo e tutte le varie possibilità e motivazioni che si celano dietro a questa forma manipolatoria.

Il narcisista attua il silenzio punitivo in varie occasioni e per vari motivi:

  • Deve punire la vittima per qualcosa che ha più o meno consapevolmente fatto e che il narcisista considera sbagliato. Il silenzio è un modo per dire: “in questa relazione comando io, se ti comporti come voglio io, bene, ti degno della mia “presenza”, se non ti comporti come voglio io, ti nego la mia preziosa e magnificente “presenza”, che poi tu in realtà neanche meriteresti, ed allora tu soffri e soprattutto TI SENTI IN COLPA, confusa dalla mia sparizione”. Il silenzio serve per ristabilire i ruoli e per mantenere il narcisista in una posizione di superiorità tale da auto-darsi il potere di punire. Prende i connotati di una vera e propria manipolazione: la vittima inizia a modificare ogni aspetto più intimo di se stessa, della sua personalità, e dei suoi modi di agire, PUR di non incappare in questo trattamento mortifero e dilaniante. Il narcisista sta insegnando alla vittima come essere, e la vittima, senza neanche accorgersene, scivola sempre di più dentro alla modulazione di se stessa per non essere punita e per essere ancora “utile” al narcisista, con la sua comprensione, con il suo scendere sempre a più compromessi, con il suo perdonare l’imperdonabile, con il suo “far finta di non vedere”.
  • Vuole testare la vittima, e capire quanto si arrovelli per il terrore di perderlo, e quindi quanto abbia potere e condizionamento su di lei. Questa motivazione subentra dopo un love bombing ben fatto, ed in cui il narcisista ha conferme positive da parte della vittima ma sempre in risposta alle azioni positive che lui ha portato nella sua vita, oppure anche negli innumerevoli piccoli love bombing di ritorno in cui la vittima sistematicamente ci ricasca. Ora, quando la vittima è agganciata o ri-agganciata con le “buone”, vuole cominciare anche con le azioni negative, e testare fino a che punto sia cotta a puntino. Sa bene, il narcisista, che questi meccanismi di verifica verranno tutti soddisfatti e che il suo lavoro di manipolazione e agganciamento affettivo ha reso la vittima totalmente “innamorata” e dipendente da lui, ma vuole vederlo con i suoi occhi, vuole sentirlo, vuole sguazzare dentro a questo godimento di paura ed incertezza che pervade la vittima nei primi momenti in cui vede la possibilità di un anomalo allontanamento del narcisista. Può quindi non rispondere ai messaggi e alle telefonate per un intero pomeriggio, o anche per una intera giornata, senza dare spiegazioni, e spesso approfittandone per lavorarsi altre fonti di approvvigionamento, oppure, in una sera qualunque, in casa con la sua partner, può creare un debole dibattito in cui afferma di essere deluso dalle idee di lei e chiudersi in un mutismo desueto. Noterà con piacere e appagamento inebriante che lei pullula di ansia nel vederlo lì, sul divano, come un bambolotto da strattonare per farlo parlare e fargli pronunciare anche solo una parola o anche una sola espressione facciale che non sia quella statuaria della cattiveria e della forzata indifferenza.
  • Vuole potenziare la dipendenza affettiva della vittima nei suoi confronti, creando picchi di presenza e picchi drammatici e immotivati di assenza. Anche questa motivazione è legata all’inizio della fase di svalutazione, quando la vittima è ancora abituata all’essere agganciata dalla meraviglia totale, e continua, del love bombing, ma è anche legata alla fase di piena svalutazione e di fine svalutazione, pre scarto, quando la vittima è totalmente scombussolata e con un’emotività sbilanciata e legata unidirezionalmente alle azioni del narcisista. Il narcisista usa i silenzi punitivi per proporsi come droga sempre più efficace della vittima: la vittima è già totalmente drogata dalle attenzioni del narcisista, dall’amore che lei prova per lui, dal sesso, e i momenti in cui lui le toglie questa droga sono quelli che danno alla donna il campanello d’allarme di quanto tutti questi elementi siano diventati essenziali per la sua sopravvivenza e che non sono così, sempre, scontati. Il concetto che il narcisista, impropriamente, usa, è: “ti rendi conto di cosa è importante, quando non ce l’hai”: i silenzi punitivi assumono per te il significato e soprattutto l’effetto di una vera e propria CRISI DI ASTINENZA dalla tua droga che è il narcisista, e la dipendenza da qualsiasi droga, si sa, aumenta nei momenti in cui questa droga ci è sottratta e allora si farebbe di tutto pur di ottenerla di nuovo. Cosa fa la vittima? Si dispera, chiede in maniera spasmodica e umiliante, al narcisista di palesarsi, di spiegarle cosa non vada, di dirle cosa lei abbia sbagliato, e in più, ancora una volta, MODULA SE STESSA pur di rimanere ad assumere questa droga, o meglio, pur di rimanere a MERITARE di assumere questa droga.
  • Vuole inizializzarla e abituarla alle cosiddette “briciole”, spesso quando ha già altre vittime nel mirino. Ho già accennato indirettamente questo concetto, ma è bene che lo spieghi meglio a parte. Le “briciole” del narcisista sono quegli stadi bassi di attenzioni che il narcisista concede alla vittima, ai quali lui vuole portare gradualmente la vittima, di modo da avere per sè più margine di libertà possibile per adescare nuove vittime e per mantenere una delle tantissime relazioni sospese che lui ha, di chiamate sporadiche, di silenzi e ritorni, di sesso occasionale, con tutte le sue ex fiamme. Il trattamento del silenzio funge anche da questo, cioè funge da regolatore che faccia, gradualmente, capire alla vittima che ciò che deve farsi andare bene è sempre di meno, e ciò che ha è sempre tanto, e non deve lamentarsi, sennò viene “silenziata”, e il silenzio fa male. Mi spiego ancora meglio: una donna, dopo mesi di episodi più o meno lunghi di silenzio punitivo, arriverà ad un punto in cui se non sente il suo uomo per una giornata, non avrà più quelle reazioni violentissime di oblio e angoscia che le scaturivano nel post love bombing quando era abituata a chiamate assidue, e quindi accetterà sempre di più dal narcisista, e pretenderà sempre di meno. Neanche di questo lei si accorge, ma il narcisista sta lentamente abbrutendo la meritevolezza della meravigliosa donna che ha al fianco, e la sta cambiando, e le sta togliendo ciò che lei vorrebbe, perchè neanche lei comprende più ciò che lei stessa vorrebbe.
  • Vuole istigare la vittima e portarla a innescare litigi. Questo avviene specialmente nella fase piena e più o meno terminale di svalutazione, quando ha già nel mirino la nuova vittima, e quindi vuole portare la propria partner ad infuriarsi, a sentirsi estenuata, e scoppiare, di modo da avere – il narcisista – motivazioni per poterla accusare e diffamarla – la diffamazione più comune è proprio quella di definire la propria donna, che a breve sarà “ex”, una matta -. Spesso riesce nell’intento, perchè il trattamento del silenzio, ad alte dosi, porta inevitabilmente la vittima ad impazzire, ad essere assillante con il narcisista, ed appunto a richiedere le giuste spiegazioni: il narcisista (che, ripeto, in questo caso di motivazione, già ha un’altra vittima) dirà frasi di scaricamento di colpe alla vittima tipo “Lo vedi? Stiamo litigando sempre, le cose non stanno più andando”, oppure “Stai diventando paranoica, non ti fidi più di me, stai cambiando”, oppure “Mi dispiace che tu ti faccia questi problemi, non pensavo fossi così infantile, mi faccio due domande”, oppure “Un rapporto maturo è fatto di propri spazi, di libertà, e tu su questo non sei matura come me, sei insicura ed hai bisogno di una storia troppo simbiotica che per me però è troppo opprimente” (quando è lui ad aver intessuto una relazione simbiotica con te sin dal primo giorno). Detto in breve, userà i silenzi non solo per disintegrare psicologicamente la vittima ma anche per scaricare qualsivoglia colpa su di lei ed avere un espediente per andarsene indisturbato verso un nuovo lido (dove già è approdato, ma non preoccuparti che, ahimè, tornerà).
  • E’ una forma di violenza assolutamente INACCUSABILE E NON DIMOSTRABILE. Tra i tanti avvilimenti, la donna vive la frustrazione di non poter dimostrare concretamente questa forma di violenza, poichè non lascia segni visibili sul corpo, non lascia lividi, non ci sono urla, non ci sono insulti, non ci sono finanche parole. NON C’E’ APPARENTEMENTE NULLA. Cosa potrebbe dire la vittima? “Non mi parli”?. “Mi parli, ma poco, e ti percepisco assente”?. “Non mi guardi in faccia”? Verrebbe presa da chiunque come paranoica, esagerata, noiosa. Infatti questo tipo di manipolazione è usatissima dai narcisisti covert, quelli nascosti, apparentemente mansueti e insospettabili, poichè sono loro che agiscono con una potentissima violenza PASSIVO-AGGRESSIVA, subdola, intelligente, che sa distruggere anche senza sfiorare con un dito, e finanche senza una parola o uno sguardo.
  • Ha semplicemente altro da fare, come per esempio tradire la vittima, e quindi, poichè totalmente mancante di empatia, non si cura della reazione di lei mentre lo aspetta, mentre attende sue notizie, ed è risaputo che, nei momenti in cui il narcisista è occupato, per lui la propria partner scompare totalmente, non esiste, o se non quando è oggetto della sua manipolazione indiretta, tipo usare altre donne o situazioni per creare reazioni in lei. E’ questa, tuttavia, un’opzione meno frequente rispetto agli altri punti precedent, perchè, quando c’è un legame tra narcisista e vittima ancora in corso, il narcisista ha sempre un pensiero distruttivo verso la vittima, ha sempre, come dire, un “pallino” di controllo verso la vittima che non deve fuggire al suo potere, quindi dietro alla sua assenza c’è sempre una personale gratificazione e progettualità del lasciarla in “standby”, sofferente, mentre lui si destreggia come e con chi vuole. Tanto, qualunque accusa gli venga pure mossa per, ad esempio, essere tornato tardi la sera mentre aveva il telefono spento, o essere scomparso per ore ed ore, lui è sicuro del suo manipolare, rigirando la situazione e la versione dei fatti e sentirsi anche dire un: “scusami davvero amore, è colpa mia, sono stata troppo apprensiva, mi devo fidare di più di te”.

Voglio però, soffermarmi anche su come la vittima reagisca a questi episodi di silenzio punitivo, soprattutto perchè, spesso, lei NON E’ A CONOSCENZA DEL FATTO CHE QUESTI EPISODI SIANO CREATI AD HOC E SIANO UNA TECNICA MANIPOLATORIA. Come scrivo sempre, la conoscenza è il primo gradino per la guarigione, ed anche in questo caso ciò vale tantissimo.

In episodi di questo tipo, la donna SI DISPERA.

In episodi di questo tipo, LA VITA DI UNA DONNA SI INTERROMPE, e chi ci è passato può cogliere davvero a fondo il significato di queste parole, che da fuori possono sembrare una puerile esagerazione.

Il silenzio UCCIDE, DEPROGRAMMA IL MODO DI PERCEPIRE LE EMOZIONI, IL MODO DI RAGIONARE, I VALORI CON CUI SEMPRE SI HA VISSUTO E GLI OCCHI CON CUI SEMPRE SI HA GUARDATO LA REALTA’ , e annulla ogni forma di sopravvivenza fisica e mentale di chi lo subisce. La donna cade in preda all’angoscia. Si sente profondamente in colpa per qualcosa che non sa o che forse pensa di ancora non conoscere, ed allora vorrebbe sapere, vorrebbe scusarsi di qualunque colpa sia, anche che non sia sua, ma tutto pur di neutralizzare questo dolore e questa punizione, e poi vorrebbe chiedere al suo uomo cosa LEI abbia fatto di male, e si arrovella in ragionamenti, in congetture mentali volte a capire PERCHE’ lui stia sparendo così, dove sta, cosa sta facendo, con chi è, e si chiede come sia possibile che la qualità di sentimento che prova lui sia così diversa da quella che prova lei, e come faccia di botto a stare così tanto tempo senza sentirla quando prima era asfissiante, e poi si chiede cosa potrebbe fare lei per sbloccare questo stillicidio, e allora lo scuote con le urla se è a casa con lei, e lo scuote con i messaggi, le telefonate se è lontano da lei. E’ TUTTO INUTILE: la vittima vuole riportarlo vicino a sè imprecandolo e cercandolo, quando così non fa altro che mantenerlo potente e forte lì dove sta, mentre si gode, da più o meno lontano, la morte psicologica della sua vittima e quindi lei non fa altro che dargli la conferma che il suo abuso sta riuscendo sorprendentemente.

LA MIGLIORE “TATTICA” DA USARE DURANTE UN TRATTAMENTO DEL SILENZIO E’ NON AVERE REAZIONI. NON MOSTRARE ANGOSCIA, NON INSISTERE NEL CERCARE RISPOSTE ED ATTENZIONI CHE, A MAGGIOR RAGIONE, NON ARRIVERANNO.

Questa è l’unica tattica, anche se dolorosa, perchè la vittima, in fondo, lo sa che lui sta godendo nel vedere la sconfitta e prostrazione della sua donna, ma lei non riesce a fermarsi. Ogni telefonata, ogni richiesta a voce, ogni messaggio è un auto sollievo pieno di speranza che quella sia la volta buona che lui LA DEGNI delle sue attenzioni e soprattutto del suo DIRITTO di controbattere e di ascolto, ma di fatto questo non arriva mai, neanche quando il narcisista decide di interrompere il trattamento abusante, perchè quando lui tornerà, per lui, sarà tutto come prima, e intanto avrà però addomesticato la vittima e l’avrà legata ancor meglio a lui. Nel frattempo la vittima si sente totalmente perduta, in ogni sua capacità di pensare lucidamente, in ogni sua forma di autonomia di azione ed emozione. Ha paura. Vorrebbe rannicchiarsi come un criceto infreddolito e rimanere nascosta dalle sue stesse braccia. Si sente non abbastanza. Vorrebbe piangere di gusto ma tutto è sospeso, tutto è bloccato, anche le lacrime, perchè forse da un momento all’altro tutto tornerà alla norma, e lui manderà un messaggio dicendole che gli si era scaricato il telefono e non poteva rispondere, oppure la raggiungerà in cucina e le darà un bacio dicendole che era solo nervoso, ma di fatto tutto rimane ancora bloccato, come un proprio caro sotto ai ferri, che non si sa se uscirà vivo, e non si sa se uscirà morto. QUESTA SENSAZIONE ACCOMPAGNA GRAN PARTE DELLA RELAZIONE SVALUTANTE CON UN NARCISISTA PATOLOGICO/PERVERSO/PSICOPATICO, e il senso di colpa di scappare quasi sovrasta questa stessa sensazione, al punto di RIMANERE, SOCCOMBERE, AMMALARSI.

A furia di trattamenti manipolatori così spersonalizzanti e umilianti il corpo si INTOSSICA. Durante un trattamento del silenzio la donna può diventare totalmente inappetente, o al contrario abbuffarsi, può avere episodi violentissimi di tachicardia, di extrasistole, di attacchi di panico, di cistite, di alterazioni del ciclo, di anedonia per qualsiasi più minimo elemento della vita, di significative alterazioni del sonno, di depressione grave e di, da ultimo ma forse il sintomo più tipico e frequente, oppressione alla gola che quasi non la fa respirare, e neanche parlare, come “manifestazione fisica” di un suo essere impossibilitata veramente a parlare, da parte del suo abusante. Come un drogato in astinenza, rimane aggrappata al filo del burattinaio che è il suo narcisista. Guarda in maniera compulsiva quel maledetto telefono che non si illumina, e allora decide di impostare la modalità aereo e mettere su un film, ma tanto poi dopo due minuti lo riprende il telefono, e toglie la modalità aereo, ma non ci sono messaggi e chiamate, allora una vampa di rabbia, per se stessa, la mangia, e continua a tenere il telefono in mano, vicino al suo cuore, come un macchinario salva vita per quando si illuminerà, e allora sì, va ancora tutto bene, e tutto è tornato alla normalità, sbriciolata da un continuo accontentarsi. Durante l’attuazione del trattamento del silenzio, il narcisista diventa l’UNICO FISSO PENSIERO DELLA VITTIMA. Ogni dettaglio della sua vita permea la presenza del narcisista, nonostante sia un’apparente assenza: il narcisista esiste in ogni azione lei faccia, in ogni pensiero lei abbia. Diventa la sua ossessione. Diventa un’ossessione che non solo permea, ma peggiora anche la qualità del tempo e di ciò che la vittima sta facendo in questi momenti di attesa e angoscia. Che stia lavorando, che stia facendo una passeggiata con delle amiche, che stia cucinando, ogni azione che superficialmente svolge è come se fosse un automatismo esterno: la vittima è lì, ma con l’anima, il pensiero, non è lì, ed è focalizzata solamente sul suo MALESSERE PSICOFISICO di abbandono, paura e abbrutimento, che può essere sollevato SOLAMENTE DAL PALESARSI DEL SUO NARCISISTA. Il fatto che, a maggior ragione, la partner del narcisista non conosca queste dinamiche, che non sappia che il suo uomo ha questo disturbo, che non sappia che questa è una tecnica manipolatoria VOLONTARIA e ciclicamente ripetuta nel tempo, getta la donna in un terrore oltremisura che questa sia la volta dell’addio definitivo. Più passa il tempo, più la vittima si rende conto di come il suo uomo sia potenzialmente capace di tutto, si rende conto di come scompaia senza farsi problemi, si rende conto di come sia abile a “rigirare la frittata”, si rende conto di come, alla fine, si prenda tutte le libertà che vuole, e potrebbe anche tradire, o fare qualcosa che alla donna non piaccia, e tante di quelle variabili più impensate, tutto dentro a quel tempo sospeso in cui lei non sa minimamente cosa lui stia facendo. E’ difficile da comprendere a fondo, per chi non l’ha vissuto, soprattutto perchè, basandosi solo su un “racconto circa una persona disturbata”, si pensa che queste “persone disturbate” siano in qualche maniera diverse dalle persone comuni, ma è proprio questo l’errore che fa cadere tante persone che non si interessano più di tanto all’argomento: io mi riferisco ad una persona narcisistica patologica/psicopatica che dall’esterno potrebbe essere un fratello qualunque, un amico con cui ci si confida costantemente, e più in generale una persona NORMALE verso cui si prova una fiducia solida e grande, e verso cui si prova confidenza e conoscenza, ed è questo che la donna prova per il suo uomo. Va da sè capire come il silenzio punitivo dia la sensazione di squarciamento fisico così come una coltellata. Ogni volta che una donna vede il suo numero whatsapp bloccato, o ogni volta che una donna vede il telefono che, alla ventesima chiamata, lascia squillare senza una risposta, o ogni volta che una donna vede lo sguardo impassibile e congelato del suo uomo indignato da lei, che poi esce di casa, e per di più non risponde per altre ore, una donna è coltellata nel cuore. La sensazione è inconfondibile, la sensazione è quella di un qualcosa che squarcia il petto, e poi sale fino agli occhi che vorrebbero inondarsi di lacrime, ma, ancora, tutto rimane bloccato, e fuoriesce solamente tramite reazioni fisiche somatizzate come quelle che ho elencato prima, che si possono riassumere in angoscia paralizzante.

Se anche tu hai vissuto momenti così e hai paura di poterli rivivere, o se ci sei ancora in mezzo, o ne sei venuta fuori ma vorresti capire cosa avresti potuto fare per non esserne risucchiata, pensa solo a quanto tu non meriti un trattamento del genere. Se non eri a conoscenza di tutto questo, perdonati, perchè vivevi in una buona ignoranza che ti faceva fare analisi di coscienza solo verso te stessa, portandoti a cercare chissà quali tue inesistenti colpe, e non ti facevano guardare in faccia che persona il narcisista è (e per di più che lui è un narcisista, e manipolatore, e risucchiante di energie). Se eri già a conoscenza di tutto questo, perdonati ancora di più, e lavora ancora di più su questa dipendenza che non ti fa guardare in faccia neanche un disturbo mentale: meriti di vivere un qualcosa di malato? Vivere tutto questo ti dà più di quanto ti ha fatto perdere e ti sta facendo perdere?

La serenità è sempre troppo preziosa, ma lo è molto di più quando c’è di mezzo la libertà. La libertà non ha prezzo. Non ha prezzo la libertà di uscire con le amiche con il cuore leggero, godendo l’esatto momento di sorseggiare quell’aperitivo, senza avere il cuore dentro una gabbia; non ha prezzo la salute fisica, e, perseverando nel dolore, può essere compromessa; non ha prezzo IL DIALOGO, ed ogni essere umano ha diritto che gli sia concesso. NESSUN UOMO PUO’ NEGARTI IL RISPETTO, E IL CONFRONTO, E LA DIGNITA’ CHE MERITI, e se, per innalzare il suo essere un piccolo uomo, deve infliggerti dolore, hai già le risposte al “cosa starà facendo?”, “cosa ho fatto di sbagliato?”. Sta vivendo la sua vita piccola di sostanza, e stai “sbagliando” a perseverare. Io spero non ti ricapiti più un trattamento simile, o meglio, spero che TU non permetta più che ti venga inflitto un trattamento simile, ma qualora, per chissà quale ragione, dovesse succedere di nuovo, quando ti trovi dentro all’iniziale vortice di angoscia e multiplo dolore, RAZIONALIZZA COSA TI STA SUCCEDENDO: il problema non è di te che stai ricevendo questo trattamento, il problema è di chi è in grado di attuarlo e architettarlo con tali perfide e premeditate intenzioni, o al massimo puro menefreghismo della tua persona. Hai capito, per lo meno ora, spero, che esistono persone così, che esistono persone che non sanno analizzarsi, che non sanno confrontarsi, che sono infelici e che hanno delle problematiche, e quindi agiscono in questo modo. MA NON SEI TU UNA PERSONA SPORCA. SEI STATA TOCCATA DA UN MARCIO CHE NON E’ IL TUO, ma che è di chi per sopravvivere deve attuare questi meccanismi crudeli, con intenzioni crudeli. Quando prenderai consapevolezza di questo, guarderai con tristezza, mista a pena, la piccolezza di chi deve raggiungere una superiorità per sopravvivere, e per farlo deve creare reazioni di dolore negli altri. Pensa che vita piccina, e guardala per quella che è. La rabbia che tu senti quando lui ti fa credere di averti cancellata, è quella che ribolle invece dentro di lui, e che lui rigetta addosso a te attraverso il godere nel vederla in te, mentre lui se ne libera con il suo sparire e non parlare, alimentato dalle tue reazioni. Spero di essermi fatta capire bene riguardo questo passaggio di reazioni emotive.

SMETTI DI FARE LA BRAVA. SMETTI DI DIRE “SI” PER PAURA DI PERDERE. Se veramente perdessi una persona controllante e manipolatoria, ci guadagneresti solamente. SMETTI DI SCUSARTI, SMETTI DI ARRABBIARTI. E’ manipolazione pura, niente di più legato alla tua persona, niente di più legato ai tuoi modi più o meno giusti di agire. Prendi questi episodi come dei CAMPANELLI D’ALLARME. Ogni momento in cui una relazione non ti fa sentire bene è un campanello d’allarme, e più questi momenti si sottovalutano, più ti modifichi per tenere botta ad ogni nuova manipolazione che ti viene inflitta, sempre sistematicamente più pesante di quella precedente, e per di più ti accontenti di qualcosa che non solo ti dà poco, ma che ti toglie tantissimo. Quando riconosci – perchè ora puoi riconoscerlo – un trattamento del silenzio, dagli il nome che ha, circoscrivi questo episodio ad un trattamento avvilente che non meriti e che non è tuo, e allontanati. Mettitici davvero a vederlo un film che ti piace, esci veramente con le amiche, e pensa a quanto lui si starà, illusoriamente, beando di quanto potere sta avendo su di te, di quanto dolore ti sta infliggendo, e facci una risata su. Poi però riflettici e prendila come un’ultima avvisaglia del tuo sbagliare a rimanere. Allontana la mente da lì, dal legame che ti provoca angoscia, e, ora che SAI TUTTO, puoi farlo molto più agevolmente rispetto al passato. C’è solo una cosa efficace che puoi compiere nei momenti di silenzio punitivo: NON FARE NIENTE. E forse anche un’altra: farti qualche domanda, se già non te la sei fatta, su se valga la pena subire ancora.

P.S. Se stai subendo un trattamento del silenzio ed hai voglia di raccontarti, puoi usufruire del Forum. E’ aperta la discussione sul “Silenzio punitivo”, di cui ti lascio il link qui di seguito Silenzio punitivo: i vostri racconti – Le voci di Eco . Non c’è bisogno di iscriversi come utenti, non c’è bisogno di scrivere il proprio cognome, o null’altro di così impegnativo. E’ uno spazio per tutti, è un’opportunità per condividere la propria esperienza, i propri pesi del cuore, e leggere racconti di chi sta subendo qualcosa di simile a ciò che si sta vivendo!

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