Oggi ascoltiamo Viola, una donna di 37 anni che ha vissuto una relazione profondamente dolorosa con un uomo di 4 anni più grande di lei, affetto da disturbo narcisistico di personalità e tratti borderline. Ho deciso con piacere di dare voce a Viola perchè mi ha raccontato come ha vissuto ben 5 anni di frustrazione nel cambiare uno psicoterapeuta dopo l’altro, non riuscendo mai a venire a capo al suo grande problema di disturbo post traumatico da stress da ABUSO NARCISISTICO. Lascio subito la parola a lei.

Ciao Francesca, il mio non è il racconto della mia relazione drammatica con il mio ex compagno. Ci vorrebbero dieci interviste, forse, per riassumerla tutta. Ma il mio è un raccontare il calvario di riabilitazione psicologica che ho dovuto vivere, con valanghe di frustrazioni continue e di sensazioni di “non essere capita mai da nessuno”. Dopo essermi fatta scartare dal mio ex, con stratagemmi lunghi mesi, tipo mostrarmi a lui peggiore, usare la tecnica della pietra grigia, raccontare tutto della sua vera natura maligna alla sua scimmietta volante di turno, eccetera, avevo applicato il no contact e stavo male. Stavo male perchè non avevo gestito tutta la situazione terminale dello scarto con un supporto adeguato, quindi avevo deciso di fare qualcosa di serio. Stavo coprendo il problema e andava via via peggiorando. Cosa faccio? Mi rivolgo ad una psicologa. E questo è stato il primo tentativo. Era una psicologa clinica, generale, non specializzata in qualcosa in particolare, non so come dire. Diceva che aveva trattato vari disturbi post traumatici da stress, ma per il resto non so, la avevo trovata su Internet e tra le tante mi aveva ispirato. Tra le cose che trattava c’era una sfilza di disturbi, tra cui quelli di personalità, quindi ho pensato: “perchè no, saprà tutto di abuso narcisistico”. Ed era a due passi da casa mia. Inizio questa terapia e già dalla prima seduta mi scoraggio, ma decido di continuare lo stesso. Tutte le vicende col mio ex le minimizzava, forse era una tecnica sua, pensavo. Le spiegavo i miei disagi profondi, ma percepivo che lei non li capisse. Non so bene come spiegarlo, ma non mi sentivo accolta nel profondo, in quella che chi sa bene di cosa parla (tipo questo blog) sa bene appunto che si tratta di un lutto dell’anima, che va anche oltre il lutto di qualcuno di esterno. Io ero morta, ma lei non lo vedeva. Pensavo che fosse un suo metodo, quindi persistevo sempre, ogni settimana per un giorno a settimana, e per qualche mese anche due volte a settimana, perchè così mi aveva suggerito. Niente. Praticamente agivo da me su come farmi scartare da lui, su come applicare no contact, su quando arrivare al punto finale di bloccare pure quella scimmia volante malefica del mio ex. Non stavo bene, spendevo soldi, quindi, ad un certo punto, decido di cambiarla.

Quindi trovi una seconda opzione. Non ti perdi d’animo. Cerchi altro. Tu volevi davvero impegnarti in un percorso dove ci fosse qualcuno che ti prendesse per mano.

Sì, volevo guarire. Ero estremamente determinata. Penso che fosse la disperazione a darmi la spinta a fare qualcosa. Ero giovane, ancora più di adesso, quindi lucidamente capivo che non potevo sprecare tempo dietro a questa situazione orrida e dietro a questo disturbato mentale. Ma sapevo che dovevo essere accompagnata da una persona che mi capisse. O meglio ancora: CHE PARLASSE LA MIA STESSA LINGUA. Quindi decido di provare una psichiatra. Soldi non ne avevo molti, lavoravo da poco, ma fortunatamente i miei genitori mi hanno sostenuto, comprendendo la mia situazione psicologica difficile. Già dalla prima seduta conoscitiva citavo termini come “narcisismo patologico”, “gaslighting”, “mirroring”, “proiezione”, per testare se lei empaticamente comprendesse il mio disagio e ciò di cui parlavo. Non lo facevo con paranoia, lo facevo con estrema premura di capire se questa nuova professionista davvero conoscesse tutto questo. Già al mio dire “gaslighting”, aveva fatto una smorfia ed un sorrisino come per dire “che cazzo dice questa”, ma sorvolai. Le raccontai a grandi linee tutta la mia storia, con veemenza, con grande lucidità, con desiderio ardente di una giovane che vuole salvarsi. Riponevo fiducia comunque in chiunque, sebbene avessi sempre paura di non essere capita. La precedente terapeuta mi aveva in qualche maniera ferita, quindi ora dovevo capire se questa terapeuta sapesse tutto di narcisismo o se avrei speso altrettanti soldi e tempo e disillusioni. Ad un certo punto lei mi ferma e mi dice: “se avessi dovuto contare tutte le volte che lei ha detto ‘narcisismo’ e ‘narcisista’, penso che lei, signorina, abbia nominato la parola ‘narcisismo’ e ‘narcisista’ un’ottantina di volte”, e si mette a ridere. Poi continua “mica è tutto narcisismo, signorina. Ormai va di moda chiamare gli stronzi così. Lei si fossilizza sul fatto che il suo ex partner sia un narcisista. Sì, è un maligno, su questo siamo d’accordo, è palese, ma non generalizziamo tutto sul narcisismo”. Per carità, avrà avuto anche ragione in una certa misura sul fatto che non è tutto narcisismo, ma a una persona che è nel pieno del fresco scarto di un aberrante abuso narcisistico ad opera di una persona pericolosa che sia un “maligno”, un narcisista, uno psicopatico o non so che altro di patologico, penso (e lo dico umilmente, da non laureata in psichiatria) sia necessario empatizzare, entrare nei problemi insieme alla vittima, nelle risposte che vuole avere e nelle risposte (poche) che ha e alle quali si attacca per trovare sollievo, e nei tecnicismi tipo appunto gaslighting, silenzio punitivo e via dicendo, che sono semplicemente la sola lingua che la vittima può parlare in questi momenti di trauma assoluto. E poi magari piano piano si esce da questa unica lingua e da questa unica realtà (lucidissima) che un vittima di abuso narcisistico vive. Perchè comunque io durante lo scarto e il post scarto ero lucidissima in quanto a capire i manipolatori, a capire le persone che da quando sono nata erano stati narcisisti e screditanti con me, quindi insomma come anche tu Francesca scrivi varie volte, nel post abuso narcisistico le vittime hanno delle belle antenne narci-repellenti, e non è che sono delle paranoiche fissate col narcisismo. Sono semplicemente più lucide di tutti coloro che non vivono un abuso narcisistico. Ed io da questa terapeuta mi sentivo tradita di nuovo.

Di tentativi poi ne hai fatti vari, ma non li citiamo tutti. Quello più esplicativo mi sembra il tentativo di un’altra psichiatra dalla quale mi hai accennato di essere andata per qualche mese, con scarsi risultati.

Sì, era una psichiatra un po’ fuori mano da casa mia, ma decisi di provare lo stesso. Me l’aveva consigliata una mia amica che ci era andata anni prima. Tentativo più, tentativo meno, magari prima o poi la persona giusta l’avrei trovata. Per fortuna ero ancora dell’idea che da sola non sarei riuscita a risalire da questa coltre di ansia e soprattutto di dissonanza cognitiva. La dissonanza cognitiva mi stava devastando e mi stava provocando attacchi d’ansia sempre più invalidanti. Che stavano diventando attacchi di panico. Dormivo malissimo, mi svegliavo di notte e non riuscivo più a prendere sonno. Ero uno straccio a tutti gli effetti. Questa terapeuta era molto anziana. Ma davvero molto. La mia amica me la aveva decantata come una sorta di luminare, molto competente, di quelle super studiose e ricercatrici. Molto accademiche, ecco. Ed infatti così si era rivelata. Penso fosse davvero molto istruita, un pozzo di conoscenza della psicanalisi. Ma non mi capiva. Ad ogni visita NON MENZIONAVA MINIMAMENTE la mia relazione. Pensavo ancora una volta che fosse una sua tecnica, pensavo che fossero le prime visite e alle prossime avremmo affrontato il problema. Nulla. Per mesi, lei mi chiedeva dei miei fratelli, di mia madre ovviamente, ma in maniera molto generale, fin troppo generale. Io andavo nello specifico e usciva sempre poi LUI, LUI E LUI, il mio ex che mi aveva devastato. Le dicevo a gran voce che volevo essere guarita dall’ABUSO NARCISISTICO, le dicevo che NON MI SENTIVO CAPITA DA CHI NON CI ERA PASSATO, mi sentivo capita solo nei blog tipo questo in cui le persone sapeva bene, NEL DETTAGLIO, cosa volesse dire sopravvivere in una situazione di vita così grave, così compromessa a livello mentale. VOLEVO ESSERE ABBRACCIATA dal mio terapeuta, invece ricevevo solo grandi silenzi, grandi minimizzazioni e grande non-conoscenza dei dettagli dell’abuso narcisistico. Le raccontavo degli aneddoti di triangolazione che il mio ex aveva architettato contro di me, le raccontavo degli aneddoti di infima calcolazione che il mio ex aveva attuato per aumentare l’approvvigionamento narcisistico nei suoi confronti (si può dire che sono diventata esperta anche io in questo cose come si può notare!), eppure niente, non avevo risposte, non avevo riscontri, ed era profondamente frustrante. Ho deciso di rimanere con lei per mesi e mesi, fino ad arrivare a quasi un paio di anni, ma oltre agli 80 euro settimanali che uscivano dal portafoglio, non vedevo nessun barlume di sradicamento del problema, o di maggiore conoscenza di me e del mio passato, o di “ti capisco, giovane ragazza ferita, ora svisceriamo tutto, della tua mortifera relazione e del tuo passato, e cerchiamo di risolvere”. Nulla. C’era lei, anziana, che spesso non ricordava le cose che le avevo raccontato la volta precedente, ed io che ripetevo le stesse cose osservando lo stesso sguardo perso nel guardarmi. Non giudico lei, ma descrivo me, come mi sentivo io, ed il punto è che non sentivo niente, neanche dopo aver perseverato per mesi. Uscivo da quell’appartamento, entravo in ascensore e mi veniva da piangere. Sempre. E a volte piangevo. Per troppe volte pensavo che fosse la terapia che mi stava sconquassando e se soffrivo forse stava funzionando, per quello continuavo, ma il punto era molto diverso da questo: io mi sentivo abbandonata nel mio non essere capita e nel non dare il reale valore al mio dolore. NON MI SENTIVO CAPITA. SENTIVO CHE QUESTA TERAPEUTA NON CONOSCEVA A FONDO TUTTE QUESTE RELATIVAMENTE NUOVE BRANCHE RIGUARDANTI IL NARCISISMO. Il mio dolore era lacerante, comprometteva ogni mia singola giornata e nottata. E chi legge ed interviene in questo blog sa bene a cosa mi riferisco. Dovevo interrompere. Ed interrompere si era rivelata la scelta giusta.

Indubbiamente se dopo un lasso di tempo relativamente lungo avevi un costante malessere e soprattutto avevi la costante sensazione di non essere capita e accolta, è stata una scelta saggia interrompere. E se si è rivelata la scelta giusta significa che poi il terapeuta giusto per te lo hai trovato!

Oh sì! Finalmente dopo vari altri tentativi, sì! Stavolta la avevo cercata con cognizione di causa. Che trattasse le dipendenze affettive. Punto. Esperta di violenza sulle donne. Mi ispirava fiducia. Prendo appuntamento e tento. Era abbastanza lontana da casa mia, ma ho voluto tentare lo stesso. Giovane, molto giovane, ma estremamente vivace e sul pezzo. Già dal primo momento avevo capito che faceva al caso mio. Non so neanche spiegare perchè, ma la percepivo una persona vicino al mio modo di essere e che forse, chissà, anche lei ci era passata, proprio come me. Anzi, togliendo il “chissà”, mi aveva accennato che aveva vissuto lei stessa dinamiche molto disfunzionali all’interno della sua famiglia di origine, specialmente dalla madre. Sapeva di narcisismo, di narcisisti overt e covert, di triangolazione, di dipendenza affettiva ovviamente, e mi ascoltava tanto. E soprattutto con curiosità. Non avevo mai visto curiosità negli occhi degli altri terapeuti prima di lei. Lei era curiosa di sapere di me, di sapere con che razza di disturbato mentale ero finita. Ha scandagliato con me tutta la storia, da quando avevo incontrato lui, all’ultimo istante in cui avevo iniziato uno zoppicante no contact. E’ stato dolorosissimo iniziare questo percorso terapeutico, ma stavolta era un dolore diverso rispetto alle altre volte. Era il dolore necessario DELLA GUARIGIONE, e non era il dolore dell’essere frustrati per non essere capiti, come era stato con gli altri terapeuti. Sono ancora in terapia con lei, e penso di rimanerci ancora per un bel po’. Le ho detto che avrei fatto un’intervista parlando di questo, ma siccome è strapiena di appuntamenti mi ha chiesto di non fare il suo nome, oltre al fatto che anche io voglio tenere l’anonimato del mio cognome. Comunque, i miglioramenti ci sono stati. In maniera sorprendente. Sono stati miglioramenti lenti, e il mio impegno è stato grande, però non mi sono mai sentita “abbandonata” nel cammino. Sentivo sempre una sorta di mano che mi teneva in questo camminare insieme verso la mia strada. In dei periodi vacillavo, in dei periodi andavo più spedita, ma lei bene o male c’era sempre. Ora ho un nuovo compagno, con cui ho intrapreso una relazione sana, piena di buoni propositi e realizzabili progetti. E soprattutto piena di reciprocità. Ci stiamo conoscendo giorno dopo giorno, nessun love bombing, nessuna scarica di adrenalina. Semplicemente benessere costante e tanto tempo per me, per i miei progetti, per le mie passioni. Qualche anno fa mai avrei pensato di poter iniziare un’altra relazione. Mi ripetevo sempre che sarei rimasta zitella a vita, a leccarmi le ferite per l’uomo che mi aveva disintegrato il cuore per sempre. Ho cambiato lavoro, e sono molto più realizzata di come ero anni fa. Insomma, ho notato miglioramenti concreti proprio nella pratica, non solo per come sono effettivamente più serena io.

Vuoi lasciare un messaggio a chi si trova nella difficoltà in cui ti trovi tu? Un messaggio generale di speranza, di supporto, in base alla tua esperienza.

Certo. Consiglio di non mollare nella ricerca di un terapeuta giusto. Sono tantissimi gli psicologi in Italia e sono tantissimi quelli che non sanno minimamente nulla di abuso narcisistico nella pratica. E, a mio parere, chi capisce davvero di narcisismo e sa davvero sostenere una vittima è CHI CI E’ PASSATO, perchè neppure quaranta lauree in psicologia sul narcisismo possono arrivare a fare la conoscenza reale e la sensibilità d’animo di chi ci è passato e capisce perfettamente nel dettaglio cosa si viva durante un abuso simile e soprattutto la gravità estrema e pericolosissima di questo abuso. Ad essere del tutto onesta, non mi sono mai sentita così capita come quando leggevo blog tipo Le voci di Eco, o quando ogni tanto guardavo video su Youtube di ex vittime. Non lo dico per carineria, Francesca. Sono davvero sincera. E’ tutta un’altra cosa rispetto a chi ha una semplice laurea o master. Quella di chi ci è passato è una comprensione totale. Ed è quella che mi ha permesso di sopravvivere nel dolore più estremo e nell’inizio stesso della terapia. Penso che il supporto reciproco tra vittime ed ex vittime sia la vera componente indispensabile per risollevarsi, e poi viene l’impegno personale. Non c’è niente di pareggiabile a questo. Quindi colgo l’occasione per ringraziare di cuore te, Francesca, per essere stata il mio “bastone” onnipresente e silenzioso di mesi lunghi ed orribili in cui ero persa, incompresa, sola e smarrita. Poi la terapia GIUSTA ha contribuito a sanare le mie ferite, ma sono serviti entrambi gli aspetti: lavoro su me stessa e comprensione e condivisione tra chi viveva al 100% quello che vivevo io. Quindi, ora che sto meglio, posso dire a gran voce a tutte le lettrici e i lettori che sono qui che si può uscire da tutto quello schifo. SI PUO’. E’ difficile ma si può, con voglia, determinazione, costanza, ed un giusto sostegno. Non mollate perchè meritate di trovare pace e guarigione. Se non mollate, arriveranno.

Grazie a te, Viola e complimenti per essere stata determinata in tutto questo. Il merito è sempre di noi stessi, perchè come sempre scrivo, ognuno ha il libero arbitrio di salvarsi o non salvarsi, di scegliere di “guarire” o continuare a poltrire. Tu hai scelto di affrontare con forza e di petto il dolore ed emergere più luminosa di prima. A questo punto mi viene da chiederti se ti senti di dare proprio qualche consiglio specifico a chi vuole cercare un terapeuta adatto. Che so, un modo di cercarlo, o se perseverare anche se non piace inizialmente, o non perseverare e cambiare continuamente fino a che non si trovi la persona che da subito si percepisce giusta.

Mi permetto di dare giusto qualche direttiva a tutti coloro che si trovano qui ed hanno bisogno di un aiuto psicologico efficace: INFORMATEVI PRIMA SULLA SPECIALIZZAZIONE E LA FORMAZIONE DEL TERAPEUTA e poi PROVATE, perchè non è detto che anche chi è espertissimo in narcisismo vi capisca a fondo. Certo è che se vedete che negli argomenti trattati c’è di tutto un po’, e poi buttati lì i disturbi di personalità, citati in maniera generale, non è il terapeuta che fa per voi, ma indubbiamente sarà utile per chi ha problematiche più aspecifiche, come ansia generalizzata, incertezza su cosa fare nella vita ed altro. IL DISTURBO NARCISISTICO E’ UNA BRANCA SPECIFICA E RELATIVAMENTE “NUOVA” DEL PANORAMA PSICOTERAPEUTICO E PER ESSERE CURATI BISOGNA AFFIDARSI A PROFESSIONISTI SPECIALIZZATI. Scegliere uno psicologo generico, o specializzato solo sul “sintomo” che la vittima di abuso narcisistico riporta, tipo attacchi d’ansia, attacchi di panico, disturbi del sonno, rischia di portare la vittima alla frustrazione di non essere capita nel profondo dal terapeuta, ed essere ascoltata e curata come un paziente che vive disagi profondi ma non legati all’universo che l’abuso narcisistico è. Poi, altra cosa, forse la più importante, anzi indubbiamente, basatevi sulle sensazioni di pancia che in un post abuso narcisistico sono molto sensibili ed efficaci: se non vi sentite accolte, se la persona non vi ispira, lasciate stare. I terapeuti sono prima persone, c’è poco da fare, e voi gli state affidando la vostra mente, il vostro cuore e la vostra vita. E’ un qualcosa di troppo delicato per essere dato a chi non ci si fida. Ci sono terapeuti che sono meravigliosi e salvifici per una persona, e che magari sono totalmente inutili per altri o addirittura dannosi per altri ancora. Per ognuno c’è un terapeuta adatto, e a furia di cercare con determinazione si arriverà a trovarlo. In ogni caso, è essenziale affidarsi a qualcuno, perchè ad avere la presunzione e il “narcisismo” (buono, direi) di pensare di riuscire a farcela da soli non si estirpa il problema dalla radice. Se siamo caduti in persone patologiche simili è perchè per lo meno non sapevamo porre dei confini tra noi stessi e l’esterno. Io sto lavorando molto su questo, e sto cominciando con meraviglia a ritrovare la mia luce e a tenerla ben custodita dentro di me senza sperperarla tra gente che non vale e senza farmela rubare.

Grazie Viola, per la testimonianza preziosa. La terapia è parte integrante ed imprescindibile per la risalita da un abuso simile. Non perdetevi d’animo se non trovate la persona giusta. Cercate, tentate, e il terapeuta giusto sarà pronto ad accogliervi e prendervi per mano. Nel frattempo in questo blog non sarete mai soli!

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